Da Lecco alla televisione   Hooman è il miglior cuoco
Hooman Soltani durante una puntata del programma “Cuochi del Mondo”

Da Lecco alla televisione

Hooman è il miglior cuoco

Cucine nel mondo: lo chef è il vincitore nel programma di Bruno Barbieri

«Grande soddisfazione» - Gestisce il Cardamomo di piazza XX Settembre

Diecimila euro di premio, ma soprattutto la toque nera ricevuta dalle mani dello chef Bruno Barbieri, e la soddisfazione di aver «portato una tra le più antiche culture culinarie del mondo, la mia persiana, in tutte le televisioni italiane».

È il bilancio trionfale di Hooman Soltani, gestore del ristorante Cardamomo di Lecco e, da venerdì sera scorso, vincitore ufficiale del programma tv “Cuochi del Mondo” in rappresentanza dell’Iran, condotto sul canale 8 dall’esperto e famoso decano di Masterchef. Tre turni preliminari, e altrettante sfide finali per Hooman, che ha appunto disputato venerdì alle 19.30, la battaglia decisiva contro Andres Serrano, rappresentante dell’Ecuador.

La prima manche ha visto il sudamericano in vantaggio di un solo punto (17 a 16): il tradizionale Mazeh (un mix di verdure, salse e yogurt presentato in tre differenti coppe) ha dovuto cedere il passo alla saporita zuppa di carne e verdure ecuadoriana, il Sancocho. Sogni infranti? Macché. Hooman non si è perso d’animo e ha chiuso la seconda manche impiattando l’Abgusht, uno stufato ricco di spezie a base di agnello e legumi. Diciannove punti sonanti e nulla da fare per il piatto di Langosta tropical del rappresentante dell’Ecuador. Lo chef del ristorante lecchese ha quindi vinto il titolo di campione mondiale di Cuochi d’Italia, convincendo ad ogni gara la giuria composta da Gennaro Esposito e Cristiano Tomei. Il premio per Hooman Soltani è stato quello di 10 mila euro in gettoni d’oro («Li userò per portare i dipendenti in vacanza tre giorni sul Lago Maggiore», ha confermato).

«Al di là di vincere o meno - sono le sue parole all’indomani della vittoria - rimane per me un’esperienza unica, un viaggio per far conoscere tante culture del mondo attraverso la cucina, la storia, l’identità dei popoli. Tra queste, il mio, il persiano. La più antica e la più affascinante. Ho incontrato tante brave persone, tanti bravi chef, e poi Bruno Barbieri, Gennaro Esposito, Cristiano Tomei. Intelligenti, gentili, simpatici: è stato davvero bello, e l’esperienza umana è probabilmente ciò che più mi rimane».

Decisamente fortunato anche il percorso che ha portato Hooman fino alla fase finale. «Non sono stato io a propormi. È stata la produzione che ha inviato le richieste ad una serie di cuochi stranieri segnalata dai collaboratori di chef Barbieri. Ci siamo presentati in 250 al casting, e qualche giorno dopo mi hanno chiamato tra i 20 finalisti perché il mio profilo era piaciuto a Barbieri. Soddisfatto di tutte le puntate? Assolutamente sì. Forse potevo fare di più alla prima, ma ero stanco dopo il turno fino alle due di notte al ristorante e la mattina, in fase di registrazione della puntata, non ero al top».

La dedica? «A mia moglie, ai miei soci del Cardamomo, al mio staff, agli amici lecchesi che ci hanno sostenuto in questi anni».


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