Cremella, minacce e auto in fiamme   Accusato di  tentata estorsione
L’ingresso del Tribunale di Lecco

Cremella, minacce e auto in fiamme

Accusato di tentata estorsione

La presunta vittima aveva conosciuto l’uomo su Facebook

Lo aveva ospitato e aveva accettato del denaro: ma lui lo rivoleva indietro

Si erano conosciuti su Facebook e la donna gli aveva offerto ospitalità. Senza che ci fosse mai stata una relazione sentimentale, almeno è quello che ha raccontato ieri nell’aula penale del Tribunale di Lecco la presunta vittima. Poi quei mille euro donati come ringraziamento. Almeno, così lei aveva pensato. Salvo poi iniziare le richieste di restituzione del denaro condite da pesanti minacce.

Si è aperto ieri mattina davanti al collegio penale del Tribunale di Lecco il processo a carico di Arturo Ascolese, 42 anni, chiamato a rispondere dell’ipotesi di reato di tentata estorsione. A denunciarlo, il 25 aprile 2017, la donna che, dopo avergli offerto ospitalità nella sua abitazione di Cremella, sarebbe finita vittima di una pretesa di denaro accompagnata da intimidazioni.

È stata proprio la querelante a essere ascoltata ieri dalla corte. La donna, oggi 38 anni, rispondendo alle domande del pubblico ministero Giulia Angeleri e dell’avvocato Elena Ammannato, difensore dell’imputato, ha raccontato di aver conosciuto Ascolese su Facebook. In breve tempo, i due erano diventati amici e la donna si era offerta di ospitare Ascolese per qualche tempo, nell’appartamento che condivideva con il fratello, poi diventato a sua volta amico dell’imputato.

Per ringraziare dell’accoglienza ricevuta, prima di lasciare l’alloggio l’uomo avrebbe così donato alla proprietaria mille euro, parte di un finanziamento ottenuto – a detta della querelante – grazie all’intercessione di suo fratello.

Accettato quel denaro, sarebbero però iniziati i guai. Avrebbe infatti ricevuto dapprima un messaggio per riavere i soldi, considerati un prestito, per poi venire avvicinata in due distinte occasioni dall’uomo che avrebbe reiterato la pretesa, non più di mille ma di diecimila euro, in nome e per conto del fratello della vittima, indicato dalla stessa come il mandante di quelle “visite indesiderate”. «Se martedì non ci sono i soldi ti brucio dentro casa», le avrebbe detto, nell’incontro di aprile, l’imputato. «Due giorni dopo mi è scoppiata la macchina sotto casa, il fuoco è entrato dentro la camera da letto», ha ricordato la donna, puntualizzando di non aver visto nessuno allontanarsi dalla vettura una volta divampato il rogo.

Quindi commenti denigratori pubblicati sul profilo Facebook, violato almeno in un’occasione per inserire un post in cui la donna veniva presentata come una poco di buono.

Completamente diversa la versione del fratello, chiamato al banco dei testimoni. Sarebbe stata la donna a chiedere del denaro ad Ascolese dopo averlo conosciuto in rete. «Ottenuti i soldi, non si sono più visti», ha detto, ricordando che era stato l’imputato a metterlo a parte dei tentativi per riavere il contante. «Ma mia sorella ha sempre fatto queste cose: usa le persone». Si torna in aula il 16 aprile.


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