Contagi in aula  Rischio focolai:  scatta la stretta
Un bambino si prepara al tampone. I contagi a scuola si stanno moltiplicando. Probabile una stretta regionale. Nella provincia di Como già disposta la chiusura degli istituti

Contagi in aula

Rischio focolai:

scatta la stretta

Lecco Si va verso una diversa gestione dei casi

Il periodo di isolamento si allunga a quattordici giorni

Scuole sempre più in quarantena? Probabile. Se nella vicina provincia di Como è scattata la chiusura generalizzata, da indiscrezioni negli ambienti sanitari, pare che la stretta nella scuola sia imminente in tutta la Regione Forse già da oggi.

Si va, insomma, verso una nota regionale che potrebbe cambiare le modalità di gestione dei contagi. Che sia un alunno o un membro del personale docente o non docente a contagiarsi, questo dovrebbe provocare subito la quarantena allungata a 14 giorni di tutti i suoi contatti. Dovrebbe cioè scomparire la quarantena limitata a 10 giorni (con tampone in uscita se da tre giorni senza sintomi), e spostarsi in avanti fino a 14 giorni (sempre con tampone in uscita ad almeno tre giorni dagli ultimi sintomi). Questo per far fronte alla minaccia delle varianti.

Preoccupante

Ma non è, questa, la cosa più preoccupante né l’aspetto che porterà molte scuole a “bloccarsi”: se una classe è messa in quarantena perché c’è uno studente (o un “prof”) positivo, tutti i contatti (ovvero i compagni di classe), saranno testati al 14° giorno. E già questa è una novità. Ma se è un professore a essere positivo, tutte le classi frequentate nelle 48 ore precedenti l’esordio dei sintomi saranno messe in quarantena. Almeno così pare. Tutto da verificare con gli ultimi dettami che arriveranno oggi o domani.

E che saranno resi noti sulle pagine per gli addetti alla scuola che sono state cambiate da un giorno all’altro. Ricordiamo il pasticcio di settimana scorsa: mercoledì era stato comunicato che qualsiasi professore si trovasse in una classe dove c’era un positivo, sarebbe finito in quarantena con grave disagio dei dirigenti scolastici che non sarebbero riusciti a far fronte a tante classi sguarnite dai loro “prof” soprattutto nelle medie e nelle superiori (dove lo stesso “prof” ha più classi). Contrordine venerdì scorso: fino alla quinta elementare i maestri vengono messi in quarantena, ma non i professori di medie e superiori. Il tutto comunicato venerdì pomeriggio, a scuole chiuse e panico amministrativo dilagante.

Ora si va a una misura di mezzo. Con l’obbligo di quarantena allungato a 14 giorni per i positivi ma senza più l’obbligo di mandare i “prof” a casa se hanno insegnato in una classe dove era stato trovato un positivo (a meno che non si dimostri uno stretto contatto come avviene per alcuni insegnanti di sostegno).

Comunità

D’altronde l’andamento nelle comunità scolastiche è ritenuto “particolarmente a rischio”. Ma tutta la prudenza si scontra con una semplice constatazione: con centinaia di classi e decine di scuole su Ats Brianza e nel Lecchese, come si potranno mandare in quarantena tante persone e poi tamponarle tutte “in uscita” dai 14 giorni?

In questi giorni il sistema di tracciamento, come è sempre capitato prima di una probabile ondata, è in grave sofferenza. Ats non ha aumentato di certo gli assunti (sono 150 a Lecco), né Asst è in grado di fornire persone ad Ats per questi scopi. Mentre Ats si occupa di mandare i documenti di inizio quarantena, di inviare gli Sms con le istruzioni a inizio di questo percorso, di gestire migliaia di telefonate di informazioni sulle modalità (che cambiano troppo spesso e velocemente per essere realmente comprese dai cittadini), Asst effettua fisicamente il tamponamento, la refertazione e poi la comunicazione degli esiti. Per fortuna parte di questo lavoro è delegato anche a cliniche private che effettuano i test e si interfacciano poi con l’Fse (fascicolo sanitario elettronico), degli utenti. Ma non è mai abbastanza.


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