«Con quota 100 a rischio  i servizi negli enti locali»
La sede Inps di Lecco: tra i molti lavoratori interessati a ”Quota 100” un’alta percentuale di dipendenti pubblici

«Con quota 100 a rischio

i servizi negli enti locali»

Corsa alla pensione Moltissimi dipendenti pubblici verso l’addio anticipato al lavoro. E niente assunzioni

Il pericolo, secondo i sindacati, è grosso: se le uscite dagli organici degli enti pubblici, agevolate dall’introduzione di Quota 100, non dovessero essere compensate con lo sblocco delle assunzioni, finirebbero a rischio anche i servizi fondamentali. Del resto, a quanti hanno maturato i requisiti necessari ad andare in pensione sulla base della legge Fornero si aggiungeranno centinaia di migliaia di cittadini. Le stime parlano di circa 290mila italiani intenzionati a utilizzare il beneficio. Di questi, 100mila sono riferiti a dipendenti pubblici. Decine di migliaia di posti, in vari settori del pubblico impiego, rischiano dunque di restare scoperti, con tutti i problemi che ne conseguirebbero.

Le previsioni

«Al momento non abbiamo dati stabilizzati – commenta Virginio Brivio, sindaco di Lecco e presidente di Anci Lombardia -. Le stime oscillano tra il 3% e il 10% di ulteriori uscite: se la percentuale reale fosse la prima sarebbe gestibile; se invece fosse la seconda potrebbe creare problemi».

I Comuni, in particolare, arrivano da un decennio in cui il blocco delle assunzioni ha impoverito gli organici, alzando sensibilmente anche l’indice di anzianità del personale. «Quindi, potenzialmente possono essere tanti i dipendenti interessati da Quota 100. Sicuramente il pericolo in qualche modo c’è, specie nei Comuni medi e piccoli, dove a una figura corrisponde anche la responsabilità di più uffici: bisognerà affrontarlo in modo adeguato, con assunzioni, ma anche con collaborazioni tra gli enti per la condivisione e lo scambio di professionalità».

Secondo Brivio, infine, ci può essere anche un lato positivo, il «rinnovamento generazionale dei dipendenti, in prospettiva».

I sindacati, invece, esprimono solo preoccupazioni. A partire da Diego Riva (Cgil), non contrario a Quota 100 («anche se la promessa di smantellare la Fornero è stata disattesa: questa è solo un’opportunità estemporanea aggiunta all’impianto che resta in vigore») quanto al blocco delle assunzioni. «Gli ingressi devono essere consentiti nella stessa misura delle uscite, altrimenti rischiamo difficoltà per i cittadini nell’accedere a servizi essenziali quali quelli della salute e dell’istruzione».

«Sbloccare il turn over»

Scettica anche Rita Pavan (Cisl), secondo cui «senza una correzione si rischiano problemi, anche nel Lecchese. Qui non si tratta di bloccare Quota 100, ma di autorizzare le assunzioni. I dipendenti pubblici che hanno chiesto di usufruirne sono tanti: bisogna intervenire perché in alcuni settori più che in altri i carichi di lavoro per chi resta in servizio possono diventare proibitivi».

Sulla stessa linea anche Salvatore Monteduro (Uil). «Il blocco del turn over rinnovato nella Legge di bilancio 2019 rimanda di fatto le assunzioni al 2020 (le blocca fino a novembre, ma l’entrata in servizio non sarà immediata), quindi i dipendenti che usciranno non potranno essere sostituiti. Quindi, diventerà difficile mantenere i servizi in essere. In aggiunta, in Lombardia c’è anche il blocco della spesa per i contratti di somministrazione e di appalto, cui dunque non si potrà ricorrere per sopperire alle assenze».


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