Cinque famiglie  chiedono giustizia  per i morti di Covid
I camion militari a Bergamo con le salme delle vittime del coronavirus. Un’immagine diventata simbolo della tragedia

Cinque famiglie

chiedono giustizia

per i morti di Covid

Altre cinque denunce di cittadini lecchesi sono giunte al comitato Noi Denunceremo, nato il 22 marzo a Bergamo per chiedere giustizia per tutti coloro che sono morti a causa del Covid. Vanno ad aggiungersi alle sei già pervenute nelle scorse settimane dalla nostra provincia e già presentate dal comitato alla Procura bergamasca. Sono infatti oltre 150 le denunce, provenienti principalmente dall’area orobica, ma anche da molte altre province italiane, che “Noi Denunceremo” ha messo a disposizione della magistratura per chiedere che venga fatta chiarezza su quanto successo tra febbraio e aprile nel nostro territorio. Le undici denunce arrivate in questi mesi da Lecco e provincia riguardano soprattutto la mancanza di tamponi, con conseguente ritardo nella diagnosi e dunque in una tempestiva assistenza medica.

L’epidemia

Se la provincia di Bergamo è stata certamente il territorio italiano più duramente colpito dal Covid, anche Lecco ha dovuto fare i conti con l’aggressività del virus. Quasi tremila casi conteggiati dalla Regione con 450 vittime ufficiali, a fronte di una stima dell’Istat di oltre 900 morti attribuibili al Covid e di circa dodicimila casi reali di contagio, secondo i primi risultati dell’indagine sierologica portata avanti dall’Istituto nazionale di Statistica e dal Ministero della Salute. Nessuno, nemmeno in provincia di Lecco, ha ancora dimenticato l’angoscia vissute nelle settimane di marzo e aprile quando l’unico rumore che si sentiva nell’aria erano le sirene delle ambulanze che dovevano fare la fila per accedere agli ospedali Manzoni e Mandic. Ospedali in cui quasi tutti gli spazi erano stati progressivamente trasformati in reparti Covid, in una prima fase per accogliere i pazienti provenienti dalla bergamasca, poi i nostri concittadini che si sono ammalati.

I promotori

«Le denunce dei famigliari delle vittime - spiega Luca Fusco, presidente del comitato - saranno la vera commissione d’inchiesta in Lombardia. Le indagini avviate potranno rappresentare un importante impulso verso una radicale propria riforma del sistema sanitario lombardo. Inutile essere una sanità tra le prime al mondo in situazioni programmate e crollare miseramente in emergenza. Così come strutturata la sanità lombarda, soprattutto con lo smantellamento progressivo della medicina di base, non rispecchia le reali necessità dei cittadini». Sul fronte delle indagini, il legale rappresentante del comitato Noi Denunceremo chiarisce le informazioni in suo possesso: «Per quello che è dato sapere, la Procura di Bergamo sta indagando a 360 gradi su fatti relativi all’intero territorio lombardo. E lo sta facendo attraverso l’acquisizione di documentazione sia locale che regionale che nazionale. Allo stato attuale, le indagini sono sotto segreto istruttorio e nulla si sa sugli sviluppi delle stesse». Il comitato precisa inoltre che non porterà avanti atti nei quali possa essere anche solo ravvisata una qualsiasi responsabilità a carico di personale medico, infermieristico e sanitario: «Siamo nati – conclude il presidente Fusco - per far sì che, se qualcuno ha delle responsabilità, se qualcuno poteva agire e non l’ha fatto, se qualcuno ha anteposto chissà quale interesse alla vita di migliaia di persone, paghi penalmente per le sue azioni e risponda delle sue negligenze. Vogliamo raccogliere ogni singola denuncia e renderla disponibile alla Magistratura in ogni fase dell’indagine e del processo che ne deriverà».

I mancati tamponi

Le denunce raccolte fino a oggi dal comitato riguardano sia i casi di mancati tamponi, in ospedale o a casa, che hanno rallentato la possibilità di effettuare in maniera tempestiva la diagnosi, sia le storie di chi si è ammalato all’interno di una residenza sanitaria per anziani. Al centro delle indagini, dunque, non solo la mancata istituzione della zona rossa di Alzano e Nembro, ma anche i ritardi nell’eseguire i tamponi, la carenza di dispositivi di protezione individuale nelle strutture sanitarie e sociosanitarie.


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