Cinghiali, aperta la caccia  «Un pericolo per chi passeggia»
Il presidio della Lac in centro città

Cinghiali, aperta la caccia

«Un pericolo per chi passeggia»

Estesa alla nostra zona la campagna di abbattimento

Ma le battute riguardano anche Montalbano, tradizionale area di picnic

Pericolo caccia ai cinghiali. «Non solo i cinghiali dovrebbero temere le fucilate ma anche i passanti». L’allarme viene lanciato dalla Lac, Lega Abolizione Caccia, rappresentata sul territorio da Sandro Lavelli e Dolores Romano che dallo scorso weekend (e il prossimo), sono in piazza Garibaldi per protestare contro l’apertura straordinaria della caccia a questo pericoloso suino selvatico.

«Innanzitutto – spiegano i due animalisti – la proliferazione incontrollata di questi animali è dovuta all’uomo e all’assenza di predatori. Inoltre aprire la caccia anche in zone dove non la si è mai praticata, come nei boschi sopra a Lecco e in particolare a Montalbano, è pericolosissimo. Già più di una volta abbiamo visto cacciatori inseguire cinghiali in battuta (ovvero in gruppo) a lato dei sentieri battuti da chi fa trekking o da famiglie che passeggiano soprattutto in giorni come il sabato e la domenica».

È la prima volta che la caccia al cinghiale, tra l’altro, viene attivata a Lecco: «È stata aperta quest’inverno e poi chiusa ma ora, da domenica scorsa, è stata riaperta fino al 31 gennaio 2019. Il piano di abbattimento prevede 243 capi nelle Alpi lecchesi: 97 nelle prealpi e 77 nella penisola lariana. Lac è contraria a tale attività perché avviene in periodo estivo e turistico e anche in un periodo in cui i boschi sono frequentati da cercatori di funghi. Hanno fortunatamente escluso i giorni di mercoledì e domenica, che erano i giorni di caccia invernali, ma, essendo il martedì e venerdì giornata di silenzio venatorio, restano come giornate di caccia al cinghiale solamente lunedì, giovedì e il sabato».

Il che, tradotto, vuol dire che il sabato si rischia di farsi un pic-nic con eco di spari e fucilate. Se non qualcosa di peggio, ovvero qualche cacciatore troppo “preso” dalla sua “mission” che sconfina in zone abitate (a Montalbano è molto facile), o comunque affollate di turisti e camminatori. «Tra l’altro – conclude Lavelli – l’uccisione dei cinghiali non è efficace per la loro riduzione. Se si uccide la femmina capo branco, quelle rimaste si mettono a figliare di nuovo, riproponendo il problema. Se si cattura, invece, la capo branco e la si sterilizza, si riduce drasticamente il problema. Uccidere gli animali non è la soluzione».

Detto questo, però, se in tutta Italia è stata autorizzata e aperta la caccia al cinghiale è perché in un paio di anni la loro popolazione si è quasi raddoppiata producendo, su scala nazionale, danni all’agricoltura per quasi 2 milioni di euro. Senza parlare dei rischi per le persone che, sempre più spesso, li incontrano sulle strade (causando incidenti) e nei boschi.n M.Vil.

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