Chiusura della König  «È una sconfitta di tutti»
Sono 103 i dipendenti della König di Molteno ad entrare in mobilità

Chiusura della König

«È una sconfitta di tutti»

I commenti dei sindacati sulla mobilità: «Le abbiamo provate tutte, l’azienda è stata irremovibile. Ora l’impegno ad attivare percorsi di riqualificazione»

Ciascuno dei 103 lavoratori licenziati dalla nuova proprietà austriaca di König-Pewag ha firmato ieri il verbale di accordo collettivo che include una buonuscita economica, e percorsi di riqualificazione per favorire la possibilità che i lavoratori ritrovino un posto altrove.

È l’ultimo atto di una delle più drammatiche vicende occupazionali del Lecchese nella quale i sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno potuto ben poco di fronte a una proprietà guidata dalla famiglia Pengg, di Graz, determinata a licenziare per portare la produzione di catene da neve in Austria e Repubblica Ceca.

Del marchio storico lecchese ora sul territorio rimane solo un servizio logistica, con 27 lavoratori, dal quale i sindacati sperano si possa ripartire riassorbendo parte dei licenziati nel caso prossimamente l’azienda decidesse di implementare il servizio. Per precauzione dunque i sindacati hanno inserito nell’accordo una clausola di prelazione per un anno, che dia dunque la precedenza a chi è stato licenziato di essere riassorbito nel caso la logistica tornasse ad assumere.

Si chiude per ora qui una vicenda seguita per i lavoratori da Luigi Panzeri (Fiom-Cgil), Giovanni Gianola (Fim Cisl) ed Enrico Azzaro (Uilm-Uil) per i quali l’accaduto «è una sconfitta per l’intero territorio». Fino all’ultima delusione, quella dell’incontro al tavolo ministeriale previsto nei giorni scorsi, annullato dal Mise «perché bisognava lasciar posto – afferma Panzeri - all’emergenza occupazionale della compagnia aerea Meridiana. Ci è stato detto che Meridiana è più grande di König, doveva avere la precedenza, e ciò senza fissare un altro incontro. Tuttavia, sapevamo bene che la proprietà non era comunque decisa a discutere su nulla. Sul territorio alcuni politici si sono spesi sulla vicenda, altri meno, ma ora a tutti chiedo di mettere in atto ogni iniziativa per favorire il ricollocamento dei lavoratori, visto che 103 licenziati significano drammi insostenibili in altrettante famiglie, quindi nella vita di centinaia di persone».

Dai sindacati arriva l’allarme per un caso che definiscono «un furto sul territorio visto che – dice Panzeri – si è presa un’azienda che aveva ordini e lavoro, la si è estirpata e portata via. I lavoratori hanno accettato il compromesso della buonuscita perché hanno capito che abbiamo fatto di tutto contro chi potendo decidere non ha voluto ascoltare».

«I lavoratori – afferma Enrico Azzaro della Uil – sono usciti con una significativa base economica che ovviamente non compensa la perdita del posto di lavoro. Dopo l’estate aspettiamo dall’azienda una verifica sul numero di persone che potrebbero essere recuperate nella logistica, anche se non nutro molte speranze in proposito. Come sindacati, pur nelle rispettive differenze, abbiamo fatto di tutto per coinvolgere le istituzioni e i parlamentari lecchesi, che però alla fine ci hanno lasciati soli».


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