«Botte al cane, lo ha pure preso a morsi» I testimoni in aula inchiodano il padrone
L’aula penale del tribunale di Lecco

«Botte al cane, lo ha pure preso a morsi»
I testimoni in aula inchiodano il padrone

Casargo, drammatici racconti ieri in tribunale al processo per i maltrattamenti a un cucciolo - «Gli stringeva le mani al collo, poi lo scagliava contro il muro, glielo abbiamo sequestrato»

Non si era limitato a picchiarlo, quel povero cucciolo, un meticcio di appena un paio di chili, ma si divertiva a stringergli le mani al collo fino a farlo guaire allo spasimo. Era arrivato a scagliarlo con violenza contro un muro, perfino a morderlo, sì, morderlo, non è un errore di battitura.

Pubblico sgomento ieri mattina nell’aula penale del tribunale di Lecco ascoltando le testimonianza dell’agente scelto del Corpo forestale dello Stato Simone Beltrame, che ha svolto le indagini che hanno portato a liberare il cagnetto dalle grinfie del suo padrone.

Segnalazione di una villeggiante

Accusato di maltrattamento di animali, articolo 544 ter del Codice penale, l’imputato, non comparso in aula, è stato oggetto di un’indagine del Corpo forestale dello Stato nel mese di agosto del 2012, quando una villeggiante monzese di stanza a Casargo assistette a una scena che la preoccupò. «Stavo con mia figlia seduta su un muretto quando è passato quell’uomo con il cagnolino al guinzaglio - ha raccontato la donna -. Il piccolo non aveva molta voglia di camminare, allora il suo padrone ha iniziato a maltrattarlo, gli stringeva il collo fino a farlo guaire, lo picchiava».

Ma più drammatica è stata la testimonianza di Beltrame, che ha raccontato degli appostamenti per cercare di cogliere sul fatto il proprietario della bestiola: «I vicini di casa ci raccontarono che lo stringeva al collo, lo gettava contro il muro, lo picchiava. Alla fine lo abbiamo seguito fino a un parco pubblico, era insieme a una donna oltre che al cagnetto. Dopo averlo maltrattato era arrivato a morderlo». Ha dovuto ripeterlo due volte, Beltrame, di fronte all’incredulità del giudice Enrico Manzi, davanti al quale si sta celebrando il procedimento penale. «Poi lo ha lanciato a terra, ad almeno tre metri di distanza. I cuccioli, a quell’età, sono fragili, vi lascio immaginare. Quindi ha fatto finta di gettarlo in un fosso lì accanto, facendo guaire l’animale. A quel punto siamo intervenuti, abbiamo sequestrato la bestiola e abbiamo avviato le procedure per la denuncia. Dell’indagine avevamo già informato il pm Paolo Del Grosso».

Il cagnolino è stato affidato a un veterinario, che tuttora lo accudisce e lo vorrebbe tenere con sè in via definitiva ma teme che, a conclusione del processo, si possa decidere la restituzione al proprietario. Ipotesi che si spera non diventi realtà.

Si torna in aula il 12 febbraio per la discussione.


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