Bobbio, il grido di rifugi e ristoranti  «Senza la cabinovia, lavoro a picco»
Barzio - I Piani di Bobbio ancora orfani della loro cabinovia

Bobbio, il grido di rifugi e ristoranti

«Senza la cabinovia, lavoro a picco»

Le attività economiche ai Piani rilanciano l’appello alla Regione di Fossati (Itb)

«La riapertura è essenziale per chi ha investito su questa località »

Dai Piani di Bobbio sale il grido di rabbia e di dolore degli esercenti locali; un urlo che si associa unanime a quello di Massimo Fossati, l’amministratore delegato delle Imprese turistiche barziesi, che lamentava la «folle» (a suo dire) dimenticanza delle funivie nell’ultimo decreto di Regione Lombardia che ha dato il via a nuove riaperture nel post emergenza Covid-19.

A richiamare l’attenzione sul problema che ha anche pesanti rivolti economici sono ora i gestori dei rifugi Stella, “Ratti-Cassin”, “Sora-Casari”, “Centro fondo”, “Gran baita” e Lecco, del bar ristorante “Martino sport” e del Ristofunivia.

«Dopo il giusto periodo di lockdown, iniziato l’8 marzo scorso, da una settimana abbiamo riaperto i nostri esercizi commerciali in quota – ricordano gli esercenti – Lo abbiamo fatto seguendo le linee guida regionali in vigore per poter lavorare ed accogliere i nostri ospiti in tutta sicurezza. I frequentatori non mancano, sono più che altro escursionisti amanti dei nostri luoghi che salgono a piedi da Bobbio o Valtorta. Ma sono numeri esigui per chi investe come noi su questa località e sul proprio futuro».

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