Bione, in estate weekend  a mezzo servizio
Le piste di atletica del centro sportivo comunale

Bione, in estate weekend

a mezzo servizio

Crollo di ingressi nelle vasche coperte, il Comune decide di chiudere al pomeriggio. Niente nuoto, fitness, tennis, calcetto, corsa e crossfit

Settimana scorsa è iniziata ufficialmente la stagione estiva, i lecchesi puntano tutto sul weekend per un tuffo in piscina e una pausa sonnecchiosa, ben distesi lungo una sdraio immersa nel sole. Eppure, proprio ora il Bione chiude i battenti durante i pomeriggi dei weekend.

Una scelta che aveva in parte avuto un prologo già le scorse due estati, ma che proprio quest’anno ha catalizzato tutti i malumori e l’incredulità degli utenti lecchesi. La decisione del centro sportivo di casa nostra, in realtà, segue le direttive impartite dal Comune. Ecco allora, per il secondo weekend (e per molti altri ancora fino a inizio settembre), niente più tennis, calcetto, crossfit e allenamenti il sabato e domenica pomeriggio. Ma non solo. Si leva di mezzo anche l’ambito acqua e fitness, che durante l’anno è il fiore all’occhiello della gestione e degli incassi del centro.

Tutto questo proprio nella stagione in cui altri centri sportivi (qualcuno pure concorrente territoriale) varano massive campagne abbonamenti proprio per l’area wellness, tra piscina, fronte lago, sole e zona bar e ristorante. Un paradosso? Sì, se nel centro sportivo cittadino manca di fatto l’ingrediente principale per reggere durante la stagione estiva: la tanto agognata piscina scoperta.

«Il problema grosso è che noi abbiamo il lago a due passi, e gratuitamente. Chiaramente la gente va lì – sono le parole di Carla Silva, alla prima estate da responsabile del centro sportivo – È chiaro che, non avendo una vera parte esterna e avendo il lago molto vicino, la piscina, che durante il resto dell’anno traina la struttura, subisce un pesante tracollo».

Insomma, ancora una volta è la fisionomia strutturale del centro sportivo lecchese a remare decisamente contro non solo l’economicità generale, ma pure alla natura stessa di servizio pubblico. I rimedi? Complessi, e certamente non alla portata di una gestione transitoria. «Ho cercato di incentivare il tema acqua e sole con una sorta di Bione beach, posizionando i lettini a lato dello stabile che ospita la piscina – conferma Carla Silva - ma posso garantire che da quando l’ho fatto non c’è stata una persona che si è fermata anche solo a prendere il sole».

Vuoi perché l’area verde in questione è chiusa tra le tre mura di piscina e palazzetto, vuoi perché il chiosco non ha l’attrattiva di un chiringuito, l’idea tampone stenta a decollare. E la decisione, quindi, è e resta una sola: chiudere i battenti al pomeriggio, costi quel che costi.

«Su questa scelta però – precisa Carla Silva - ci siamo attenuti alle indicazioni del Comune (che ha emesso un’ordinanza in tal senso) e all’esperienza dell’anno scorso. Mi rendo conto che quest’anno in particolare sia davvero sembrato un fulmine a ciel sereno, ma rivendico anche di aver ritoccato gli orari. Ad esempio, rispetto all’indicazione dell’apertura alle 9 di mattina, ho espressamente richiesto un anticipo alle 7. E’ chiaro che, se dovessi vedere che c’è una richiesta diversa in futuro, non ho nessun problema ad aprire anche al pomeriggio. Ma assicuro – chiosa Carla Silva - che, ad oggi, il comparto piscina e fitness subisce una forte emorragia di numeri durante il periodo estivo».

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