Ballabio, “Lager come le foibe”  Monta la polemica sul cippo di Galbani
Il sindaco Alessandra Consonni durante la cerimonia

Ballabio, “Lager come le foibe”

Monta la polemica sul cippo di Galbani

Maldini (Pd): «Passaggi storici del tutto diversi»

Patuzzi (Esuli giuliano-dalmati): «Scelta super partes»

Non si placano le polemiche sul cippo in memoria di Pino Galbani, inaugurato a Ballabio sabato scorso.

Ad aver provocato l’indignazione delle associazioni partigiane e delle forze politiche di centro-sinistra, il discorso del primo cittadino ballabiese Alessandra Consonni e la scritta sul cippo che accomunano la storia di Galbani, deportato dai nazi-fascisti nei campi di concentramento, e di tutte le vittime morte nei lager alle foibe e ai gulag. Enrico Avagnina, presidente di Anpi Lecco, parla chiaramente di strumentalizzazione politica a opera dell’amministrazione comunale leghista: «Anpi e sindacati – spiega Avagnina - sono stati avvisati dell’iniziativa del Comune di Ballabio solo un giorno prima. Rinnovata amarezza ha suscitato in molti presenti il discorso del sindaco. Rinnovata perché la strumentalizzazione di momenti commemorativi legati alla Resistenza, con letture storiche di parte e fuorvianti, avviene ogni anno a Ballabio in occasione del 2 giugno».

Un intervento, quello del sindaco Consonni, che durante l’inaugurazione l’Anpi ha provato a riequilibrare: «Il nostro rappresentante su richiesta dei familiari ha portato un contributo storico sulla figura di Pino. Un contributo onesto e costruttivo com’è nella storia dell’Anpi dal 1947 ad oggi». Contrarietà alla scelta del Comune di Ballabio giunge anche da Marinella Maldini, segretaria provinciale del Pd di Lecco: «Esprimo una posizione personale sottolineando come, nonostante questi crimini indegni di umanità abbiano portato ad uguale conseguenza per le vittime, non si possa unire passaggi storici molto diversi, con origini storiche differenti. La Shoah e le persecuzioni naziste sono una cosa, le persecuzioni di alcune frange comuniste sono altro, non sono assimilabili».

Per Marinella Maldini bisogna ripartire dallo studio e dalla memoria: «Anche se da un certo punto di vista ci sono stati dei momenti in cui certi fatti non sono stati ricordati, e quindi è giusto che ci sia la giornata del ricordo, non si può unire accadimenti così diversi. Bisogna fare memoria dopo aver studiato i processi storici che hanno portato a questi terribili eventi. Ricordare e studiare, non fare di ogni erba un fascio con superficialità, altrimenti si rischia di negare la verità da una parte e dall’altra».

Una voce in favore della scelta del sindaco Consonni arriva da Enzo Patuzzi, dell’associazione lecchese esuli Giuliano-Dalmati: «Ha fatto una cosa saggia e super partes, cosa difficile da riscontrare in parecchi atteggiamenti pubblici. Ha colto l’occasione per non identificare il male con una bandiera sola. Anche noi istriani abbiamo subito persecuzioni: molti noi non hanno fatto in tempo a scappare e sono finiti nelle foibe, ad altri è stata negata la partecipazione alla società civile, altri sono dovuti scappare. Noi abbiamo ricevuto del male, altri l’hanno ricevuto da altri, ma il male è sempre quello».

Patuzzi risponde direttamente all’Anpi: «Ricordo che in quella associazione oggi non ci sono praticamente più partigiani, quindi hanno una posizione e una conoscenza parziale».


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