Ballabio, il giudice chiede il processo  per i genitori del piccolo Liam
L’ingresso del Palazzo di Giustizia: il giudice preliminare chiede il processo per i genitori di Liam

Ballabio, il giudice chiede il processo

per i genitori del piccolo Liam

Decisa l’imputazione coatta per l’ipotesi di reato di omicidio volontario - Il neonato era morto a 28 giorni, secondo i consulenti del pm per soffocamento, ma le cause non sono mai state chiarite

Imputazione coatta per omicidio volontario nei confronti dei genitori. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecco Paolo Salvatore ha sciolto la riserva sulla vicenda del piccolo Liam, il bambino di soli 28 giorni residente a Ballabio morto il 15 ottobre 2015. Al termine dell’udienza che aveva convocato mercoledì scorso, dopo il deposito, alla fine di novembre, di una nuova richiesta di archiviazione da parte del sostituto procuratore Cinzia Citterio, Salvatore si era riservato di decidere. Una riserva durata poche ore, perché già venerdì era nota la richiesta di imputazione coatta. Soltanto ieri, però, se ne sono precisati i contorni, con mamma e papà accusati di aver volontariamente provocato la morte del figlio.

Posizione da valutare

Trentatré anni lei, 39 lui, per il giudice preliminare la loro posizione va valutata in sede processuale. Gli atti tornano dunque al pubblico ministero, perché - entro dieci giorni, come prevede il Codice di procedura penale - formuli il capo d’imputazione e si torni in udienza preliminare. Davanti all’altro giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Lecco, Massimo Mercaldo, in data ancora da stabilire.

Già alla fine del 2016, l’inchiesta aveva escluso ogni responsabilità (colposa) da parte dei sanitari dell’ospedale Manzoni di Lecco che avevano “trattato” i problemi sanitari del piccolo in più ricoveri, a partire dalla nascita, e la loro posizione venne quindi archiviata, mentre è restata in gioco quella dei genitori, per i quali il giudice Salvatore aveva disposto che le indagini proseguissero: per omicidio volontario però.

I consulenti nominati dalla Procura avevano ipotizzato che la causa di morte del piccino fosse il soffocamento, ma restava da capire se si fosse trattato di un incidente o della conseguenza di un gesto volontario. Ipotesi, quest’ultima, “abbracciata” dal giudice preliminare. Per i consulenti della difesa, invece, le cause della morte del neonato resterebbero nell’indeterminatezza, cosa che ha portato gli avvocati che rappresentano i genitori, ancora nell’udienza di mercoledì scorso, ad associarsi alla richiesta del pm di archiviazione del fascicolo.

A novembre il magistrato inquirente Cinzia Citterio aveva depositato una nuova richiesta di archiviazione dell’inchiesta, considerando che non vi fossero risposte certe né sulle cause della morte del piccolo Liam né su eventuali responsabilità penali personali. Richiesta sulla quale il giudice Salvatore avrebbe potuto decidere senza alcun bisogno di ascoltare ulteriormente le parti.

Ascoltata la difesa

Mettendo invece in calendario, appunto mercoledì, una nuova udienza, il giudice preliminare ha voluto ascoltare le parti – segnatamente la difesa, dal momento che il pm si è riportato alle conclusioni scritte – prima di prendere una decisione.

Decisione che è stata presa in poche ore, già venerdì la riserva era stata sciolta ma non se ne conoscevano i dettagli.

La Procura sarà ora obbligata a formulare la richiesta di rinvio a giudizio di mamma e papà per omicidio volontario, le contromisure al collegio difensivo. Gli avvocati difensori potrebbero anche decidere per un rito alternativo in fase di udienza preliminare piuttosto che argomentare le proprie tesi in sede di processo dibattimentale, che in questo caso sarebbe di competenza di Corte d’assise. La terza ipotesi è che il nuovo gup decida per il non doversi procedere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA