«Attenti alle mafie  Volano sulla crisi  come avvoltoi»
Da più parti sale la richiesta di controlli sulla gestione per la ripresa economica: il rischio è di fare spazio alle mafie

«Attenti alle mafie

Volano sulla crisi

come avvoltoi»

L’intervist aL’allarme del sociologo Nando Dalla Chiesa. «Bene gli aiuti con poca burocrazia: ma occhi aperti»

«Le organizzazioni criminali lucrano, si approfittano dei momenti di crisi, la mentalità è quella degli sciacalli. Sciacalli. Ecco, questo esprime benissimo il loro modo di stare tra gli altri».

Nando Dalla Chiesa ha fatto della lotta alle mafie una ragione di vita. Docente, sociologo, scrittore, presidente onorario di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, insegna a Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano. E’ titolare di quattro corsi: Sociologia della criminalità organizzata, Sociologia e metodi dell’educazione alla legalità, Organizzazioni criminali globali, Gestione e comunicazione di impresa. Figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo assassinato da Cosa Nostra il 3 settembre 1983, si dice preoccupato per il periodo che stiamo vivendo. Soprattutto per quello che sarà il “dopo”.

In molti in questi giorni stanno lanciando l’allarme infiltrazioni mafiose nel tessuto economico nell’immediato futuro, visto che certamente vivremo un periodo di crisi pesantissimo. Cosa ne pensa?

Le organizzazioni criminali hanno sempre approfittato dei terremoti, delle inondazioni, delle calamità in generale. E quella che stiamo vivendo è una calamità. Quando c’è da ricostruire qualcosa, di fronte a ogni necessità urgente della società, si trovano come i topi nel formaggio. E’ accaduto nel dopoguerra, poi ancora nel 2008. Non mi aspetto che ora sia diverso. Sono preoccupato. C’è un fenomeno a livello mondiale di cui si parla poco o niente, mi sono appena confrontato con i miei studenti su questo tema in una lezione online. In America Latina sono i narcotrafficanti che stanno garantendo il rispetto dell’ordine pubblico e del coprifuoco. Se Bolsonaro ci scherza sopra, sulla pandemia, a tenere in casa i cittadini ci pensano i narcos. Sta accadendo anche in Colombia. E più la criminalità si legittima nel mondo, più si legittima anche a casa nostra. Il fatto che alcune organizzazioni crescano di legittimità è preoccupante. Ricordo che non è passato molto tempo da quando in Messico il presidente è andato a stringere la mano alla madre del Chapo. Insomma, là la gente sa con chi bisogna relazionarsi per garantire l’ordine. Le organizzazioni criminali si stanno accreditando come forze dell’ordine anche in contrasto con i propri governi. Noi invece rischiamo che potrebbero tornare alla ribalta come portatrici di liquidità. Come alternative alle nostre banche, con la stretta sul credito alle imprese.

Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, nel breve periodo?

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha giustamente promesso una serie di lavori straordinari per permettere alla macchina economica del nostro Paese di ripartire: politiche che vanno realizzate in modo molto veloce, “scremando” tutta una serie di lacci e lacciuoli che imbrigliano le attività. Ma se così deve essere, questo processo si deve svolgere sotto occhi attenti, sennò l’emergenza favorirà inevitabilmente la criminalità organizzata. Le procedure “ingessate” di oggi non servirebbero a far ripartire l’economia, ma bisogna tenere alta l’attenzione.

Ma come si può fare?

Se ci sono le teste, si può fare. Le procedure snelle sono necessarie. Ma non è che liberi tutti allora si deve lasciare il passo alle organizzazioni criminali. Ci vogliono persone esperte a supervisionare la gestione degli appalti, persone che hanno combattuto a prima fila la mafia, non gli addormentati. Per risolvere la questione dell’oggi e trovarci pronti e attrezzati a evitare che le mafie diano liquidità o entrino nei grandi lavori pubblici, la mia esperienza mi suggerisce che nei posti chiave non vanno messi quelli che io definisco “elefanti”, chi ha fatto carriera senza essersi mai esposto. Se a controllare si scelgono persone determinate e preparate, e porto l’esempio come la prefetta di Reggio Emilia, la ‘ndrangheta vede i sorci verdi.

Lei è presidente onorario di Libera, che si occupa molto dell’educazione delle giovani generazioni alle legalità. E’ questa la strada da seguire?

Certamente, ma è un processo lungo. Questa strada va ovviamente perseguita ma adesso non c’è tempo da perdere. Bisogna mettere in campo azioni efficaci per contrastare quel cancro che si è già di fatto insinuato nel tessuto economico del nostro Paese. E che questa nuova crisi potrebbe ulteriormente metastatizzare.


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