Area B, più difficile guidare a Milano

Il caso La metropoli ha vietato il transito dei veicoli inquinanti, ricadute anche sul nostro territorio. Problemi soprattutto per le attività che devono andare a rifornirsi, tanti parcheggi non sono raggiungibili

Area B, più difficile guidare a Milano

Ulteriori disagi e difficoltà per chi per lavoro o per studio si reca con costanza a Milano. Da lunedì 3 ottobre sono infatti entrate in vigore le nuove norme per l’accesso all’Area B, la zona a traffico limitato che copre in pratica tutto il territorio milanese, divenuta da pochi giorni off limits anche per le auto a benzina euro 2 e per quelle diesel euro 4 ed euro 5, a meno di non dotarsi di una scatola nera con cui poter fare un numero comunque limitato di chilometri annuali. Per questi mezzi il divieto di accesso e di circolazione è in vigore dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30, festivi esclusi. A monitorare le infrazioni 188 telecamere, che fotografano all’ingresso le targhe dei veicoli con multe che vanno da 163 euro a 658 euro. Per i veicoli autorizzati il passaggio è gratuito.

Il 13% dei mezzi

Le nuove regole interessano 47.283 veicoli, pari a circa il 13% di quelli che entrano quotidianamente in Area B. Una modifica delle regole di accesso che avrà comunque un forte impatto anche sul mondo del lavoro se si considera che quasi il 10% degli ingressi giornalieri, prima delle nuove regole, era dato da furgoni: 36.270 su 403mila ingressi medi giornalieri.

A lanciare l’allarme su questo punto è il presidente di Confartigianato Lecco, Daniele Riva: «Il problema c’è ed è importante perché un buon numero di nostri associati lavora anche su Milano. Penso a chi fa le manutenzioni, solo per fare un esempio, e ai tanti che magari non tutti giorni, ma con una certa costanza devono andare in quell’area. La scatola nera può essere una soluzione per alcuni, gli altri rischiano di trovarsi nelle condizioni di dover cambiare il furgone ogni due o tre anni per il continuo inasprirsi di queste regole».

Il risultato sono costi aggiuntivi: «Sono spese in più – continua – che si aggiungono a quelle che già dobbiamo sostenere in un periodo difficile come questo. Abbiamo appena vissuto mesi con i carburanti alle stelle, c’è il caro delle materie prime e delle bollette. Diventa tutto sempre più difficile. Anche perché sullo smog di Milano incidono certamente di più le vecchie caldaie piuttosto che quella parte di traffico che verrà ridotta».

Colpiti i pendolari

Restrizioni che non vanno a colpire soltanto gli artigiani o i trasportatori che si muovono nella città di Milano, ma anche chi deve raggiungere il capoluogo meneghino per studio o lavoro. Basti pensare che ogni giorno solo oltre 140 mila le auto che transitano in Statale 36 dalla Valtellina a Lecco, in direzione Milano. Basti pensare che Il 30% dei lecchesi che lavorano fuori provincia si muovono verso la città meneghina. A questi si aggiungono anche i migliaia di studenti che frequentano gli atenei milanesi.

Poche alternative

Una fetta di cittadinanza che rischia di trovarsi ancor più in difficoltà a muoversi per la somma di due fattori: il primo riguarda la bassa qualità del trasporto ferroviari, e cioè i treni quasi sempre sporchi e troppo affollati, spesso in significativo ritardo; il secondo motivo il fatto che alcuni dei principali parcheggi di interscambio auto-metro si trovano all’interno dell’Area B e quindi non sono raggiungibili dalle vetture tagliate fuori dalle nuove regole.

Restano con accesso esterno e quindi raggiungibili da tutti i parcheggi di Cascina Gobba, Gessate, Famagosta, Cologno Nord sulla linea della metropolitana M2 e di Comasina sulla M3. Interni e quindi non raggiungibili, per fare degli esempi, quello di Bovisa, di Crescenzago, Forlanini, Lampugnano sulla M1, Maciachini sulla M3.

Due al momento le deroghe ammesse: 50 accessi in un anno liberi, quindi utilizzabili da chi si reca nella città milanese in maniera salturaria, oppure l’installazione di una scatola nera che registra i chilometri percorsi in Area B, fino a un tetto massimo che varia a seconda della motorizzazione e che può arrivare fino a 2mila chilometri annui. Una misura, quest’ultima, valida fino al 30 settembre 2024.

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