«Gioco in tutti i ruoli del centrocampo.
Al Lecco? Dove serve»

Intervista con Carlo Ilari che è sin qui il pezzo forte del mercato bluceleste.

«Gioco in tutti i ruoli del centrocampo. Al Lecco? Dove serve»
Carlo Ilari, 30 anni, marchigiano nativo di Ancona

Come nasce il nuovo Lecco 2022-’23? Chiedere - oltre che all’allenatore - a chi di esperienza (da calciatore) ne ha accumulata parecchia, con oltre 300 gare fra B (una dozzina nell’Ascoli) e tanta C di alto livello (fra le altre Catanzaro, Sanbenedettese, Teramo e, in ultimo, Cesena): l’ascolano Carlo Ilari (classe 1991), mediano di quelli che tutti vorrebbero.

Fisico (185 cm), corsa, qualità, visione di gioco e una certa riconoscibilità - capelli completamente rasati - che contribuiscono a renderlo un punto di riferimento in categoria. Certamente nel nuovo Lecco, plasmato in questi giorni “di sudore e sole” da Alessio Tacchinardi. Ilari è finora il pezzo forte del mercato bluceleste. Fra preziosi arrivi e qualche attesa (sul portiere e sul centravanti).

Il feeling c’è già?

Lecco è bellissima, una città vivibile, dove ci si muove bene con degli spettacolari scorci (dice lui che arriva dalla splendida Ascoli Piceno.ndr). Ma è chiaro che tutto quello che vivrò qui e come lo vivrò qui dipenderà molto dal rendimento sul campo, dai risultati... Tante volte si gioca in posti bruttissimi, che sembrano stupendi, ma solo perché giochi bene (sorride, ndr). Io qui ci vivrò con la mia compagna è mio figlio piccolo.

Intanto che giocatore si devono attendere i tifosi del Lecco?

Io gioco in tutti i ruoli della mediana, dove c’è bisogno, dove posso essere utile. In prevalenza, le mie caratteristiche sono quelle della mezzala offensiva, a cui piace inserirsi in avanti. Ma in realtà non importa: dove c’è bisogno. In un contrasto, in un ripiegamento, io ci sono. L’importante è essere utili.

Una squadra “perfettibile”, quella attuale.

Ci sono giovani molto forti e interessanti. Ed è chiaro che in un contesto di qualità come questo, più esperienza inserisci meglio è. Ma i giocatori buoni già ci sono. Penso ad esempio a Pinzauti (centravanti, ndr) che è stato con me a Teramo; o anche a Celjak, pure lui mio ex compagno. Ragazzi che contribuiscono ad aumentare il tasso di esperienza. Riguardo a prossimi eventuali arrivi, non so. Ma so che la società si sta impegnando.

E tra l’altro si è parlato del suo ex compagno al Cesena, Salvatore Caturano...

So che lui è in uscita dal Cesena e posso dire che si parla di un grande attaccante per la categoria, uno che può fare davvero bene. Se arrivasse sarei davvero contento. A Cesena (30 presenze, 4 reti per Ilari, ndr) siamo arrivati terzi e siamo usciti ai playoff per una gara sbagliata in casa (0-3 dal Monopoli di Alberto Colombo al “Manuzzi”, ndr). Una cosa che fa male e so che voi a Lecco ne sapete qualcosa. Ma nel complesso credo sia stata un’ottima stagione, in una piazza di prestigio per la categoria. Dove ho vissuto bene e imparato tanto.

Segnando pure qualche rete. Da mediano, non male.

Non è il mio compito principale quello di segnare, ma ci provo quando posso. Far gol è sempre una grande emozione per un calciatore.

A Lecco un allenatore che è stato calciatore di fama.

Tacchinardi è un conoscitore di calcio. Uno che insegna molto, grazie alle sue competenze e al carisma. Sta forgiando un gruppo secondo il suo credo e lo seguono tutti. D’altra parte (sorride, ndr) con il suo passato da calciatore di altissimo livello, non può che essere così. Spero di imparare molto da lui e certamente la sua grinta per noi sarà importante in una stagione che si annuncia con avversarie di alto livello. Pensiamo a Padova, Pordenone, Vicenza...

Al nord ce la raccontiamo, dicendoci che il girone A di C è il più qualificato. Ma sarà vero?

Io nel girone A ho giocato poco, solo un anno alla Feralpi, e posso dire che non c’è certezza. Ci sono grandi squadre con ottimi giocatori anche nel B e nel C, dove ho lavorato prevalentemente. Non è tanto una questione di qualità tecnica, ma di mentalità. Si trovano squadre che pensano solo al risultato in tutti gironi, come squadre che pensano prima a giocare bene.

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