«Al mio Lecco serve come il pane un centravanti»

Intervista con Alessio Tacchinardi , allenatore della squadra bluceleste. «Di eventuali critiche non ho paura. Sono qui per dare tutto quello che ho».

«Al mio Lecco serve come il pane un centravanti»
Alessio Tacchinardi, 47 anni, sembra indicare la via alla squadra e alla società bluceleste
(Foto di foto Menegazzo)

Calcio Lecco 1912, a meno di un mese dall’inizio del campionato (ormai è quasi certo: spostato alla prima domenica di settembre): «Mister avrei bisogno di parlarle. I tifosi vogliono sapere da lei...». «Ok. Ora ho tempo. Aspetto di vedere mio figlio che nell’under 17 della Pergolettese stamattina (ieri per chi legge, ndr) affronta il Milan a Milanello. È un play. Ha presente il nostro Sangalli? Uguale. Ma se non corre, vede cosa gli faccio...».

Alessio Tacchinardi ha una domenica di “pace”. Un mese sulla (scottante) panca del Lecco, un mese di lavoro, di valutazioni, di battaglie: in campo nelle amichevoli e fuori dal rettangolo per convincere la proprietà e ottenere i rinforzi giusti, quelli che servono.

Una cosa è certa: l’allenatore cremasco, di ritorno sulla panca di via don Pozzi, questa sfida tinta di bluceleste, l’affronta quasi come una ragione di vita. Lo si capisce - al di là delle chiacchiere - da quanto poi al telefono ci resta. Per spiegarti e spiegare, a tutti i tifosi, la situazione attuale.

Tacchinardi è calato nella parte “anema & core”. Con grinta, determinazione, qualche inquietudine (che nasconde, ma emerge lo stesso) e qualche punto fermo.

Sì, è vero: con la Pro Vercelli abbiamo giocato una buona gara. Propositiva, aggressiva, con belle giocate. Ci ho visto qualcosa di mio. La squadra mi segue, ma lo dico sinceramente: di giocare bene e perdere non mi va. Non mi piace, non è il mio obiettivo e sapete perché? I campionati sono pieni di belle squadre che giocano bene, creano e poi magari perdono per una disattenzione o per i troppi gol sbagliati. Io non ci sto: non è il Lecco che voglio...

La piazza preme. Si aspetta un mediano-play di spessore. E un centravanti forte che la butti finalmente dentro.

Io, presto aspetto soprattutto il secondo. Ci serve come il pane. Lo avete visto il Lecco con la Pro? Abbiamo buttato in area venti palloni anche ben lavorati, ma non abbiamo segnato che una rete, alla fine. Non vorrei mai che una cosa così accadesse in campionato. Ricordiamoci che si va su campi come Vicenza, Padova e Pordenone dove giocare bene, se non segni, non serve a nulla

E per il mediano?

Sono sincero, per questioni di budget voglio attendere dopo Ferragosto. Sto valutando attentamente Giorgio Galli (reduce da due stagioni tribolate, causa lunghi infortuni, ndr). Lui lavora con noi da un mese e sta mettendo cuore e anima. Ma un conto sono gli allenamenti, un conto è la gara. Lo voglio vedere in partita, lo sto aspettando. Potrebbe essere lui l’uomo che ricopre il ruolo di play esperto.

Arrigoni?

Questa è gente da contratti triennali, non viene solo per un anno. E a noi serve gente d’esperienza. Visto Saco (cursore ventenne di 1.97 della Pro Vercelli, ndr)? Lui, malgrado l’esordio in una prima squadra, è chiaramente già pronto. Il nostro Sangalli che pure è stato capitano dell’Inter Primavera, ancora no. Dovrà crescere sotto molti aspetti. Possiamo attenderlo, certo, ma nel frattempo mi serve esperienza lì in mezzo. Gente che sappia contrastare la fisicità degli avversari.

A proposito di under blucelesti, Zuccon e Stanga?

Il primo l’ho visto meglio in mediana. Più aggressivo e propositivo. Anche se nei contrasti con lo stesso Saco mi sembra abbia pagato parecchio. Stanga è un difensore che deve migliorare tecnicamente, ma è molto tignoso, aggressivo fisicamente. È già avanti da quel punto di vista.

Torniamo al reparto offensivo.

Si parla tanto di Marotta, ma non è il mio preferito per quel ruolo. Lui è uno che segna sì, ma lo avete visto: per come giochiamo noi, mi serve un attaccante più forte fisicamente, in grado di raccogliere assist dalle fasce. Il profilo io ce l’ho (ma non fa il nome, ndr) la società si sta muovendo. Serve una punta che aiuti anche la manovra.

Arriva Mangni, intanto.

Ma lui è una seconda punta. Ottimo giocatore, in grado di rompere le partite. Non è un centravanti, anche se potrà essere molto utile, perché ci mancherà a lungo Tordini (infortunato, ndr). Lui era l’uomo sul quale avrei puntato come seconda punta. Uno che vede la porta, si propone da dietro e va dentro. Ma questa squadra ha bisogno di due cose: fisico e personalità. Contro la Varesina nel primo tempo, ai primi errori sono arrivati pure i primi fischi. Alcuni giovani dei miei ne hanno patito. Non va bene: devono capire che Lecco è una piazza così (“difficile”, ndr). E io anche alla società l’ho detto: purtroppo posso solo dedicarmi alla causa venti ore al giorno, ma poi in campo vanno loro. E se uno se la fa sotto ai primi fischi...

A proposito: con il patron Paolo Di Nunno come va?

Va. Lui è più presente di cinque anni fa. Forse perché non abbiamo un direttore sportivo, quindi ci è più vicino. Rispetto alla mia prima venuta, poi, c’è anche Gino (Di Nunno, il figlio, ndr) che ci è vicino. Si parla di mercato e io ho messo da subito le cose in chiaro. Ora è in corso e, quando sarà finito, parlerò ai giornalisti e ai tifosi con molta sincerità. Senza fare calcoli personali, senza fare il furbo. Con quello che avremo a disposizione, se l’obiettivo sarà una difficile salvezza, lo dirò. Così come se, qualora arrivassero almeno due rinforzi di spessore, si potrà pensare a obiettivi più ambiziosi come i playoff. I tifosi devono capire la situazione, accettare il Lecco che sarà, aiutarlo.

E lei?

Delle eventuali critiche non ho paura. Sono qui per dare tutto quello che ho.

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