La morte dell’agente Pischedda Nuova richiesta di archiviazione
L’agente della Polizia stradale di Bellano Francesco Pischedda

La morte dell’agente Pischedda
Nuova richiesta di archiviazione

Dalla ProcuraL’inchiesta incentrata sul presunto ritardo nei soccorsi
I parenti hanno già depositato istanza di opposizione, udienza a marzo

Nuova richiesta di archiviazione della Procura dell’inchiesta sulla morte dell’agente della Polizia stradale di Bellano Francesco Pischedda.

Dopo la decisione, alla fine di febbraio dello scorso anno, dell’allora giudice delle indagini preliminari Massimo Mercaldo (ora in forza al Tribunale di Como), di rigettare una prima richiesta avanzata dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso, titolare del fascicolo, e di disporre ulteriori approfondimenti, il magistrato è giunto alla stessa conclusione di un anno fa, ossia che il presunto ritardo nei soccorsi all’agente non sia stato determinante per l’evento morte.

Due ore e 20 minuti sull’asfalto

Mercaldo aveva - in sostanza - ordinato di verificare se vi fossero stati ritardi, carenze o errori nella gestione sanitaria del paziente, rimasto per due ore e 20 minuti a terra, sull’asfalto, sotto la pioggia, prima di essere trasportato in ambulanza all’ospedale di Gravedona dove gli venne diagnosticata una gravissima emorragia interna provocata dalla rottura dell’aorta a cui al nosocomio dell’alto lago non era possibile far fronte. E che venne dunque “dirottato” all’ospedale di Lecco, dove arrivò, cinque ore e 40 minuti dopo i fatti, ormai esanime.

La conclusione a cui è giunta ora la Procura si basa su nuovi approfondimenti, che nulla avrebbero aggiunto a quelli disposti nell’immediatezza dei fatti, da qui la nuova richiesta di archiviazione. Che sarà discussa, davanti al nuovo giudice preliminare Salvatore Catalano, il prossimo 26 marzo, nel corso di un’udienza fissata in calendario dopo che le parti offese hanno depositato istanza di opposizione, proprio come già avvenuto un anno fa.

Insomma, i parenti dell’agente della Polizia stradale di Bellano non si arrendono e tenteranno per la seconda volta di evitare che il fascicolo aperto contro ignoti (l’ipotesi di reato è omicidio colposo) dalla Procura di Lecco su quanto avvenne il 2 febbraio 2017 venga definitivamente chiuso.

Pischedda, 28 anni appena, era perito a seguito delle gravissime lesioni interne causate dalla caduta dal cavalcavia della statale 36 di Curcio, a Colico, mentre tentava di fermare un ladro.

Anche quest’ultimo cadde dal cavalcavia, venne soccorso per primo e trasportato all’ospedale di Lecco. Dove rimase a lungo ricoverato prima di essere trasferito in carcere. Privato della libertà, ma vivo.

Diversa la sorte di Pischedda, a cui è stata intitolata la sottosezione della Polizia stradale di Bellano, che morì - appunto - durante la disperata corsa dall’ospedale di Gravedona a quello di Lecco.

«Richiesta prematura»

Per il giudice preliminare Mercaldo, un anno fa, «la richiesta di archiviazione appare prematura. Sembra, in particolare, necessario, compiere ulteriori attività d’indagine per acquisire più dettagliate informazioni circa le ipotizzate condotte criminose: disporre che i consulenti tecnici rispondano alle osservazioni e critiche contenute in entrambi gli atti di opposizione». Da qui la decisione di rigettare l’istanza di archiviazione e di concedere al pm altro tempo perchè approfondisse le indagini.

Vedremo cosa ne penserà il nuovo gip a fine marzo.


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