Un finto corteo nuziale  racconta il dramma dei migranti
1I protagonisti del film2Gabriele Del Grande3Silvia Turati

Un finto corteo nuziale

racconta il dramma dei migranti

Stasera in sala Ticozzi “Io sto con la sposa” - Ci sarà uno dei registi, Gabriele Del Grande: «Per girare il film abbiamo rischiato l’arresto»

Doppio appuntamento organizzato dalle associazioni “Qui Lecco Libera”, “L’angolo giro” di Casatenovo e “Maltrainsema” di Veduggio, per stimolare la riflessione su tematiche “calde”: quelle dei migranti, dei profughi di guerra, della più ampia cornice dei diritti civili.

Oggi in sala Don Ticozzi a Lecco (via Ongania 4; ore 21; ingresso libero) proiezione del film “Io sto con la sposa” (presentato al Festival di Venezia 2014); ospite uno dei registi, Gabriele Del Grande. Secondo atto, martedì 18 all’Auditorium di Casatenovo (via Parini 1; ore 21), con la partecipazione di un altro dei tre registi, Antonio Augugliaro.

Una storia vera

Fiction o realtà? Se la visione di “Io sto con la sposa” genera, da principio, un legame empatico con i protagonisti della pellicola “on the road”, avvicinandoli agli interpreti di un racconto di finzione narrativa, alla base della sceneggiatura vi è un caso di autentica realtà. Un docu-film firmato dai registi Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry e Antonio Augugliaro. La macchina da presa segue in diretta la missione intrapresa da un gruppo di migranti nel novembre del 2013: cinque clandestini palestinesi e siriani che, scappati dalle loro terre in guerra e attraversato il Mare Nostrum, si ritrovano a Milano condividendo il sogno di arrivare in Svezia. A dargli una mano trovano un poeta palestinese siriano, un giornalista italiano e i loro amici. Milano-Stoccolma, duemila chilometri di brividi e gioia, tensione e umanità. I registi inventano un grande corteo nuziale che attraversa l’Europa, per portare in salvo i profughi.

«Una storia nata a Milano esattamente un anno fa, nata da un equivoco: ero in stazione Garibaldi con Khaled, parlavamo in arabo mentre bevevamo un caffè e un profugo ci ha chiesto da dove partisse il treno per la Svezia. Quel ragazzo è diventato lo sposo del film – racconta il regista Del Grande, questa sera a Lecco -. Era un superstite dell’enorme naufragio dell’11 ottobre 2013. La sera stessa ci siamo chiesti come aiutare lui e i suoi amici, e abbiamo scelto di realizzare un’idea folle, un film durante un finto corteo nuziale che partisse da Milano e arrivasse in Svezia».

«Un mondo senza frontiere»

La rete della solidarietà è stata eccezionale. «In due settimane abbiamo creato il gruppo, scegliendo le persone giuste, mandando una mail agli amici con l’oggetto “Top secret”. Abbiamo coinvolto amici che, come me, si sono innamorati dell’idea, del progetto, della storia di questi cinque profughi. Sia italiani sia arabi, dalla regia alle comparse si è creato un gruppo di amicizia mediterranea – continua Del Grande -. I rischi? Beh, tanti, a partire dall’arresto in flagranza del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma il cinema dovrebbe essere anche questo, non solo racconto della realtà ma anche visionarietà. Noi sogniamo un mondo senza frontiere, dove non ci sia una legge che stabilisca chi può attraversare il Mediterraneo come turista e chi lo fa per morire. Il nostro è un film divertente, non il classico film di denuncia. Le persone entrano in empatia con i personaggi».


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