Paesaggio e vino, il libro che mancava presentato a Sondrio
Una sala Besta della Banca Popolare di Sondrio gremita di appassionati e addetti ai lavori (Foto by foto Gianatti)

Paesaggio e vino, il libro che mancava presentato a Sondrio

Un lavoro multidisciplinare. Il volume di Dario Benetti è frutto di una ricerca durata otto anni con tanti protagonisti. «Opera partita da una domanda: questo modo di coltivare i terrazzamenti come incide sul sapore dei nostri rossi?».

Storia antica e recente, analisi scientifiche e degustazioni dei sommelier, testimonianze dei produttori e recupero degli antichi toponimi, un dizionario dei termini dialettali legati alla viticoltura e mappe con le singole “cru” di versanti e zone. È un viaggio nel rapporto fra paesaggio e vino, fra luoghi e sapori, fra passato e presente il libro “I luoghi del vino” di Dario Benetti, presentato sabato mattina dall’autore in una sala Besta della Banca Popolare di Sondrio gremita di appassionati e addetti ai lavori. Un volume frutto di una ricerca durata otto anni, con tanti protagonisti e tante prospettive diverse, per rispondere ad una domanda precisa, “spuntata” durante un’edizione del Ciapel d’oro a Castione: «Questo paesaggio, questo modo di coltivare i terrazzamenti - ha spiegato Benetti -, come incide sul sapore dei vini? C’è un rapporto concreto fra paesaggio e vino?».

Di qui è nata una ricerca che ha coinvolto molte persone diverse, ha rimarcato Benetti, con competenze e “background” molto differenti, perché «il paesaggio è il rapporto di tante generazioni di fronte allo spazio, è dinamico, cambia, lo possiamo cogliere solo se cerchiamo di studiarlo da più punti di vista», ha rimarcato l’architetto sondriese. «Un libro può nascere come somma di tanti studi, di tanti eruditi che lavorano negli archivi - ha sottolineato Benetti -, in questo caso invece abbiamo realizzato un “libro di battaglia”, che raccoglie un’esperienza culturale vissuta per diversi anni da persone che non si conoscevano e insieme hanno vissuto un percorso nuovo».

Tanti i tasselli che vanno a comporre le 420 pagine del volume: un’analisi del vitigno della Chiavennasca, un resoconto storico dall’epoca pre-romana in poi e un approfondimento – sempre dal punto di vista storico – sul tema dei commerci del vino verso il Nord Europa, informazioni sul disciplinare Doc e Docg riconosciuto nel 1968, un’analisi sul contesto geologico delle varie aree di produzione, una ricerca sui toponimi originari dei singoli vigneti – inseriti in una serie di mappe - e sui termini locali (dialettali e non) legati alla viticoltura, ma pure analisi chimiche e agronomiche sulle differenze fra i vini, oltre ai pareri dei sommelier e alle interviste con i produttori.

E questo lavoro multidisciplinare, che ha coinvolto tante persone - Giorgio Baruta, Nello Bongiolatti, Fulvio Di Capita, Maurizio Fiora, Gianluigi Garbellini, Sergio Guerra, Casimiro Maule, Emilio Mottolini, Eleonora Perani, Guido Scaramellini, Dario Stazzonelli, Stefano Zazzi, Diego Zoia –, vuole essere «punto di partenza di un lavoro culturale da fare insieme», ha detto Benetti, per comprendere e capire sempre meglio il territorio. Una realtà unica, ha sottolineato il giornalista e sommelier Paolo Massobrio, autore della prefazione di “I luoghi del vino”: «I momenti in Valtellina per me sono sempre memorabili, mi ricordo ogni volta che sono venuto – ha detto – e quando ho ricevuto le bozze mi sono “bevuto” questo libro come si fa con una buona bottiglia di vino. Per la Valtellina è “terroir” per eccellenza, fatto di persone e paesaggi mantenuti da queste persone. Un paesaggio così è un grande dono che rimane, che voi ci scommettiate o meno, e con il riconoscimento Unesco avete un punto di partenza importante».


© RIPRODUZIONE RISERVATA