L’operetta torna sul suo lago “Cin Ci Là”  scaccia la crisi
“Cin Ci Là”: le atmosfere leggere dell’operetta oggi al Sociale

L’operetta torna sul suo lago
“Cin Ci Là” scaccia la crisi

Como: oggi alle 17 la compagnia di Elena D’Angelo nel capolavoro di Virgilio Ranzato. Epigono di una forma di teatro che ha intrattenuto l’Europa per un secolo e mezzo

Bentornata, operetta. Dopo il successo dello scorso anno con “Vedova allegra”, la Compagnia Elena D’Angelo è nuovamente in Teatro Sociale a Como questo pomeriggio con l’ultimo capolavoro del genere in versione italiana, firmato in riva al Lario da Virgilio Ranzato.

Era il 1925, quando il compositore d’origine veneziana ormai definitivamente attirato dal fascino della sponda lariana di Moltrasio, rispondeva alla commissione del teatro Dal Verme di Milano facendo seguire all’ottimo risultato ottenuto due anni prima da “Paese dei campanelli” un nuovo lavoro.

“Cin Ci Là”, basata sul libretto in tre atti di Carlo Lombardo, diventava l’epigono di una forma di teatro musicale che aveva intrattenuto per un secolo e mezzo l’Europa sull’onda dell’evasione, del divertimento destinato a far dimenticare i momenti di crisi, del racconto leggero ma non banale nel quale tutti i generi di musica d’intrattenimento europeo e d’oltreoceano comfluivano in un teatro musicale rispondente al bisogno d’evasione di più larghe fasce di pubblico.

Quest’oggi, domenica 24 febbraio, alle 17, sarà la compagnia diretta e capitanata dal soprano Elena D’Angelo, spumeggiante Cin Ci Là attorniata da Matteo Mazzoli (Petit-Gris), Francesco Tuppo (Principe Cyclamino), Merita Dileo (Principessa Myosotis), Gianni Versino (Principe Fon-Ki), Stefano Menegale (Blum), Carlo Randazzo (Sacerdote), Paola Scapolan (Annie) e Davide Capitanio (Cinese) far rivivere le atmosfere dell’ultimo esotismo nostrano, dell’evasione leggera, spensierata e un po’ osé: atmosfere nate immediatamente prima che tutto venisse spento in mezza Europa dai totalitarismi, salvo tornare speranzoso nel dopoguerra (a Como, sotto le volte di un Politeama ancora vivacemente attivo) ed avere oggi un nuovo ritorno d’interesse.

Regia, scene e costumi di Elena D’Angelo con le coreografie di Cristina Romano, il corpo di ballo Arte Danza e l’orchestra dal vivo Grandi Spettacoli diretta da Sabina Concari promettono una versione fedele allo spirito del primo quarto del Novecento, a partire dall’ispirazione scenografica alla Macao coeva, fra gli equivoci ammiccanti della trama, le melodie ormai immortali e immediate, i ritmi ballabili e le coreografie eleganti firmate da Produzione Gruppo Da Camera Caronte.

Virgilio Ranzato non poteva che guardare all’oriente esotico, largamente in voga fra liberty floreale ed echi belle époque, nel comporre il Blues del carillon, il Fox delle lanterne, i duetti e le canzoni animati da colori orchestrali pieni di “cineserie” che danno vita musicale alla Cina coloniale, all’inesperienza dei due ingenui promessi sposi principeschi Myosotis e Cyclamino, all’improbabile tempo del Cion-ki-sin sospeso in attesa del matrimonio consumato, all’inarrestabile alternanza di doppi sensi e sentimentalismi con l’arrivo da Parigi dell’attrice libertina e volubile Cin Ci Là e dell’eterno e sfortunato spasimante Petit Gris, all’altrettanto inevitabile uso delle “cure esperte” degli ospiti europei fino al conclusivo e sospirato lieto fine.


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