Lecco, Wilde-Testori  Poesia e lingua sul palco
Valentina Violo è Salomè nel dramma di Wilde in cartellone al Cenacolo Francescano

Lecco, Wilde-Testori

Poesia e lingua sul palco

Il mistero dell’amore raccontato dal drammaturgo irlandese contaminato dalle parole del “nostro” scrittore - Grande attesa per la “Salomè” del Teatro degli Incamminati/I Demoni, domani al Cenacolo per la rassegna di prosa

Si torna al Cenacolo Francescano per la rassegna del Comune di Lecco e del Sociale, ovvero nella nuova dizione, Il Teatro della Società è in Città (la rassegna del Cenacolo è quella che fino allo scorso anno era Teatro d’autore).

L’autore c’è ed è Oscar Wilde. In anteprima nazionale va in scena domani, martedì, 9 gennaio, alle 21 il suo “Salomè”, con l’inserto di alcuni versi di Giovanni Testori, co-produzione Teatro degli Incamminati/I Demoni, elaborazione drammaturgica di Alberto Oliva (il regista) e Mino Manni (attore nel ruolo di Erode). Con lui in scena Francesco Meola, Giovanna Rossi e Valentina Violo (Salomè), voce fuori campo Franco Branciaroli.

Lo specchio di Narciso

Si legge nelle note di regia: «“Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte”. La lingua estrema, carnale di Giovanni Testori dà voce alle apocalittiche profezie di Iokanaan, mescolandosi e intrecciandosi con la limpida ed estetizzante poesia di Oscar Wilde, in un connubio travolgente».

Sono del poeta e scrittore lombardo le battute che pronuncia dal fondo del suo pozzo Giovanni Battista, una scelta in sede di drammaturgia alla quale il regista è arrivato dopo aver provato a sostituire le “banali e scontate” maledizioni del profeta del testo originale con i versi de “La ballata del carcere di Reading”, ispirata a Oscar Wilde dai due anni passati in carcere ai lavori forzati.

Testori per Alberto Oliva è un profeta moderno, attratto dall’opera torbida ed estrema di Wilde, il Male sotto forma di Incanto, che ci porta a riflettere su quello che siamo disposti a perdere per un momento di piacere - la tentazione, l’abbandono, l’attrazione del baratro -, al punto da scriverne due volte, in “Erodiade” e poco prima di morire nel secondo dei tre Lai “Erodias”.

«La prima domanda che ci siamo fatti per mettere in scena questo grande testo - si legge ancora nelle note di regia - è chi sia e che cosa rappresenti quello strano profeta che spaventa tutti i personaggi con i suoi misteriosi vaticini urlati dal fondo del nero pozzo in cui è tenuto rinchiuso. La risposa che abbiamo scelto di dare è che Iokanaan rappresenta l’inconscio, lo specchio di Narciso, l’immagine riflessa in cui ciascun personaggio vede riflessa la parte sconosciuta di se stesso. Quella che fa paura, perché dice la verità sulle proprie debolezze e perversioni. Ascoltare quella voce significa, dunque, fare i conti con il proprio lato oscuro, che destabilizza, ma anche rendere liberi, come accade a Salomè, che si lascia travolgere dalla scoperta del proprio istinto e sensualità. Per questo il profeta non si vede mai in scena, è solo voce senza corpo, con l’aspetto che l’inconscio di ciascuno vuole immaginare».

Erode come Faust

Erode firma un assegno in bianco, il patto di Faust con Mefistofele al contrario: non vende l’anima al diavolo per la conoscenza, ma per la lussuria, per un lungo ma limitato momento di carnalità suprema. “Salomè, danza per me, in cambio avrai quello che vuoi” chiede e promette il Tetrarca.

La danza sospende il tempo, lo congela in una lunghissima pausa, dopo la quale accadrà qualcosa di violento, inevitabile, tremendo. Il mondo perde qualcosa ogni volta che i potenti si concedono l’ebbrezza dell’irrazionale. Quando si torna alla ragione, ormai è troppo tardi. La testa è caduta per sempre.

Biglietti platea 23/18 euro, galleria 17/13 euro; info Comune di Lecco 0341 367289 - 271870 www.comune.lecco.it


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