Le pagelle di Sanremo:  la classe di Malika Ayane, il fantasma di Bugo
Malika Ayane

Le pagelle di Sanremo:

la classe di Malika Ayane,
il fantasma di Bugo

Alessio Brunialti dà i voti alle 26 canzoni in gara

Aiello – “Ora” - Mai, mai, mai, mai. Mai, mai, mai, mai, mai. Il “Sesso ibuprofené” (accento sbagliato suo) resta la cosa più memorabile di questa canzone di angoscia da letto con tanto di esplosione isterica. In che occasione ascoltarla? Mai, mai, mai... Voto: 4

Annalisa – “Dieci” - Strofa da quasi trapper, ritornello da Adele, versi immortali come “Siamo dentro ai ghiacciai”. “Ogni parola che ci diciamo è stata già detta mille volte” cantava Paoli più di mezzo secolo fa. E con questa fanno almeno tremila. Voto: 5

Arisa - “Potevi fare di più” - Facile ironizzare con questo titolo e, forse, no, Arisa non poteva fare di più di questa canzuncella triste triste. “Torno a casa e festeggia solo il mio cane” e probabilmente sarà proprio così. Voto: 5

Bugo - “E invece sì” - E invece no: senza Morgan a disintegrargli la partecipazione, ora è abbandonato a se stesso. L’anno scorso prima tutti si chiedevano chi era, poi dov’è, mentre quest’anno è già un veterano e solo ora si accorgono che è senza voce. Da sempre. Voto: 3

Colapesce e Dimartino - “Musica leggerissima” - Coppia di talenti indie pop che presenta una canzone già vecchissima dimostrando tutta la fragilità del nuovo pop italiano. Sembra un brano del Festival del 1988, di quelli che ti dimentichi in fretta. Voto: 4

Coma_Cose - “Fiamme negli occhi” - Hanno fatto di meglio ed era lecito aspettarsi di più. Nel contesto del Festival sono gli Al Bano e Romina del Terzo Millennio, ma al confronto degli altri questo brano almeno si fa ricordare un po’ di più. Voto: 6

Ermal Meta - “Un milione di cose da dirti” - È già un veterano dell’Ariston e bisogna vedere se per l’ex Fame di Camilla, già vincitore con Fabrizio Moro è un bene o un male. Ballata senza scossoni, piacevole e tremendamente già sentita. Voto: 6

Extraliscio feat. Davide Toffolo - “Bianca luce nera” - Potenzialmente la “bomba” del Festival, ma la regia confusa e una resa audio non ottimale (per nessuno dei concorrenti) non ha fatto il miracolo. Questo e il brano di Meta sfoderano un theremin! Divertente. Voto: 7

Fasma – “Parlami” - Probabilmente ha l’autotune incorporato. Canzone di quelle “di protesta e sfiga” con l’inevitabile dichiarazione d’amore “Nei miei giorni no, tu sei l’unico sì”, scartata anche dai Baci Perugina. Per favore, parlagli, chiunque tu sia, che forse tace. Voto: 3

Francesca Michielin e Fedez - “Chiamami per nome” - Se i Coma_Cose sono Al Bano e Romina, questi allora sono i Leali – Oxa del 2021. Un po’ ballata romantica, un po’ rap dal cuore di panna (e autotune), gioca sulle ripetizioni di parole come “mille mille, spille spille, spalle spalle”. Che palle, palle. Voto: 4

Francesco Renga - “Quando trovo te” - Cocente delusione anche per i fan più accesi dell’ex Timoria. È l’ottava volta a Sanremo. Ottava. Come Arisa. Troppe per un ex rocker che sembra avere perso il bandolo della matassa in una melassa pop. Voto: 5

Fulminacci - “Santa Marinella” - Vincitore della Targa Tenco come miglior opera prima e del Premio Mei come miglior giovane dell’anno, arriva all’Ariston con un paio di baffetti da sparviero e una canzonetta più no che sì. Voto: 6

Gaia - “Cuore amaro” - Amica di Maria De Filippi, propone un brano scritto dal generatore automatico di banalità con spicchio latino, un po’ “Soldi” (clap clap), un po’ “Musica (e il resto scompare)” e non è un complimento. Voto: 3

Ghemon - “Momento perfetto” - “Avevo aspettative su chissà che risultati”. Noi no, ma questa nenia cerca di proporre una versione moderna del classico ritornello sanremese, con quaranta parole inchiodate a forza dove ce ne starebbero a stento dieci. Voto: 6

Gio Evan – “Arnica” - Solo il rispetto della grammatica italiana trattiene dal definirlo “il più peggiore” del festival, perché peggiore non basta. Fiera di banalità canticchiate male e orchestrate peggio. Non lo fa di mestiere, e ci sarà un perché. Voto: 3

Irama - “La genesi del tuo colore” - Ha fatto discutere più per la questione legata ai tamponi che per il brano in sé. La canzone, beninteso, non è niente di che, ma si fa ballare e in un Sanremo di ballate tristi questo può fare la differenza. Voto: 6

La Rappresentante di Lista – “Amare” - Unico brano di respiro vagamente internazionale del Festival (non sfigurerebbe all’Eurovision), sconta il fatto che il gruppo non è abbastanza noto per raccogliere dal televoto. Come sempre niente di che, ma si fa ricordare. Voto: 7

Lo Stato Sociale - “Combat pop” - Rockabilly alla “Capitan Uncino” di Bennato (pure troppo) non aggiunge nulla alla formula della band che se la gioca più sulla performance sul palco che sull’originalità della canzone. Voto: 6

Madame – “Voce” - Quando ti presentano a un pubblico che non ti conosce dicendo che vanti fantastiliardi di visualizzazioni, uno si aspetta chissà cosa. Ennesimo brano verbosissimo pieno di autotune e accenti sballati. Voto: 5

Malika Ayane - “Ti piaci così” - È ormai certo che finché non gliene faranno vincere uno, di Sanremo, Malika continuerà a provarci. Brano che non strizza gli occhi al pubblico giovane (fa quasi strano che non ci sia una parte mezza rappata). Classe. Voto: 7

Måneskin - “Zitti e buoni” - Più che roccherròll sembra una parodia del genere, il brano che si inserisce in un film quando c’è bisogno di un live “ruock”. La storia insegna che le chitarre distorte e il palco dell’Ariston non vanno d’accordo. Contenti loro. Voto: 4

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band - “Il farmacista” - Grande delusione: dopo tanti anni un’ennesima canzoncina, ma meno orecchiabile delle altre (con uno scioglilingua paramedico che la rende definitivamente un birignao). Bello il Leonardo look, pure se non c’entra. Voto: 5

Noemi – “Glicine” - Le ballate pianistiche che si portano all’Ariston, alla fine si assomigliano un po’ tutte e questa non fa eccezione. Crescendo, ritornellone, parole d’amore tristi, bella voce (dovrebbe essere il mimino sindacale, ma quest’anno è un’eccezione). Voto: 6

Orietta Berti - “Quando ti sei innamorato” - Sull’immancabile intervista a “Sorrisi e canzoni” ha confessato “È per mio marito”. Osvaldo, ma non potevi accontentarti di un portafogli in similpelle? Una bella cravatta? Voto: 5 (Un paio di guanti?)

Random - “Torno a te” - Ha già vinto: l’esibizione più stonata di un’edizione del Festival dove abbondano le stecche è indubbiamente la sua. Nenia orribile che meraviglia di trovare qui. Voto: 3

Willie Peyote - “Mai dire mai (La locura)” - Dovrebbe essere un’invettiva, ma alla fine è una canzone elenco con il ritornello da saltare sul posto che tutti balleranno felici perché c’è la parola “giovani” che fa tanto aggregazione. Voto: 4


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