«Io, tra Francesco Guccini
e i miei 42 Sanremo»

Il grande Vince Tempera protagonista giovedì sera alla Casa dell’economia

Uno spettacolo benefico per Opera Don Guanella

«Io, tra Francesco Guccini e i miei 42 Sanremo»
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Lecco

«L a cosa più bella del fare serate con Francesco Guccini era il pre concerto: lui arrivava e si sedeva alla tavola imbandita, in mezzo ai fan che venivano a trovarci portandoci ogni ben di Dio».

Il maestro Vince Tempera ricorda i memorabili concerti in giro per l’Italia «clamorosi quelli all’Anfiteatro romano di Cagliari, ad Assago con 13 mila persone, o al Palasport di Roma», in attesa di esibirsi al pianoforte, giovedì sera alle 20,45, all’Auditorium della Casa dell’economia di Lecco, in uno spettacolo interamente dedicato alle colonne sonore del cinema italiano, assieme all’attore e imitatore Roberto Valentino.

Scopo della serata, promossa dal Comitato lecchese per il Grande ciclismo e dalla Casa don Guanella, è raccogliere fondi per il progetto di agricoltura sociale “Cascina don Guanella” da realizzare a Valmadrera.

Vince Tempera, 67 anni, tastierista, compositore, arrangiatore e talent scout, autore di oltre ottanta colonne sonore per il cinema, tra cui quelle per i film di Fantozzi, e di sigle televisive celeberrime come “Ufo robot”, “Remi” o Anna dai capelli rossi”, ha diretto l’orchestra del Festival di Sanremo per 42 volte, nonché quella della “Corrida” dopo il “totem” Roberto Pregadio.

È rimasta qualcosa dell’antica atmosfera del Festival di Sanremo, di quando tutta l’Italia si fermava ad ascoltare?

«Quando iniziai, sul finire dei ’60, la manifestazione si teneva ancora al teatro del Casinò, solo 600 posti. Oggi è tutto amplificato, plastificato, chi si ricorda più della canzone vincitrice nel 2000? Un tempo invece il brano laureato era cantato tutto l’anno dal paese intero, le cantanti dive di allora, la Zanicchi o Milva, la Vanoni, mesi prima ordinavano l’abito nelle sartorie milanesi di via Monte Napoleone, studiavano l’acconciatura, che poi le ragazze avrebbero copiato per mesi. Gli artisti erano i manager di se stessi, creavano la loro immagine pubblica. E poi le canzoni, ancora le cantiamo a cinquant’anni di distanza, vuol dire che erano giuste. Il vecchio Cesare Andrea Bixio, l’autore di “Mamma”, ripeteva: “Una canzona è buona quando la sento fischiettare dal garzone del fornaio in bicicletta”».

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