«Io sex symbol? Basta, non voglio più»

Merate Sergio Muniz stasera in scena nella commedia “Cuori scatenati”

«Per favore, uccidi il sex symbol per il mio ruolo». Quanto meno curiosa, la richiesta di Sergio Muniz a Diego Ruiz, autore nonché attore e regista della commedia “Cuori scatenati”, in scena al cineteatro Manzoni di Merate oggi alle 21. Con i due interpreti maschili, le attrici Francesca Nunzi e Maria Lauria.

Non sappiamo quanto ci sia riuscito, Ruiz, ad accontentarlo nello scrivere il personaggio di Sergio (tutti gli attori nello spettacolo conservano il loro nome proprio), né quanto il regista abbia potuto far dimenticare al pubblico il modello nato a Bilbao 47 anni fa, giunto ventenne in Italia per lavorare nella moda; o il vincitore dell’Isola dei famosi nel 2004. Oppure la sua partecipazione a numerose fiction. E i ruoli nei film e nel musical “Mamma mia”.

Sarà il pubblico a stabilirlo. Il pubblico femminile in particolare, ma non mettiamo limiti.

“Cuori scatenati” è una commedia che racconta la generazione dell’autore e le irrequietezze dei quarantacinquenni, reduci da rapporti importanti finiti da poco e con una gran paura di cominciarne altri; oppure con situazioni sentimentali appaganti e rassicuranti, ma con la smania di sentirsi liberi e la voglia di lasciarsi porte sempre aperte per fuggire in caso di attacchi di claustrofobia. Con caratteri femminili forti e primeggianti contro le figure maschili più sottomesse e perdenti.

Racconta Ruiz che ha scritto il copione pensando agli attori e alle attrici che lo avrebbero interpretato.

È così, e per sottolinearlo ogni personaggio mantiene il proprio nome. Ma siamo davvero molto lontano dalla realtà. Diego ha preso alcune nostre caratteristiche, le ha estremizzate e si è divertito a rivoltarci come un calzino, di tratteggiarci all’opposto di come siamo. Gli avevo chiesto io di uccidere il sex symbol.

Perché questa richiesta?

Perché finisce per essere un cliché. Non esiste nella realtà, solo nella testa delle persone che vogliono crederlo. Chi mi conosce lo sa bene, conosce i miei difetti e i miei limiti. E mi serve per crescere anche professionalmente, per andare oltre. Il sex symbol esiste finché ti affermi. Poi basta, serve altro.

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