Giovedì 16 Gennaio 2014

“Happy days” ha 40 anni

Quando volevamo essere Fonzie

Potsie, Fonzie, Richie e Ralph in “Happy days”

Volevamo diventare Fonzie, avere i capelli perfettamente in piega come i suoi aggiustati costantemente con il pettine nel taschino del giubbotto di pelle. Noi volevamno il giubbotto di pelle, e i jeans attillati, volevamo poter rispondere alla prof che chiedeva «Dove sono i compiti» con un semplice «Hey! Stai calma, sorella, è tutto occhèi» e restare impuniti. E poi, uno schiocco di dita ed ecco volteggiare attorno a noi le gemelle Polaskey.

Come? Essere Fonzie non è un mestiere? Fonzie non ha bisogno di un lavoro, a parte quello per tenere in assetto la sua moto. E poi c’era qualcuno che davvero era Fonzie di mestiere. Il suo nome era, ed è, Henry Winkler e la fine dei sogni “normali” dei ragazzini post - Happy days” è tutta colpa sua. Ora che il telefilm, tra i più amati negli Usa e poi nel mondo, ha compiuto quarant’ann i (prima trasmissione 15 gennaio 1974), ed è giunto il momento di parlarne senza più nascondersi. In Italia, come sempre avveniva, arrivò più tardi, molto più tardi, nel 1977: chi oggi si sforza di seguire le serie d’Oltreoceano consumando gigabytes di rete per non dover attendere la trasmissione in differita di un paio di mesi non può capire cosa significavano quei ritardi.

Tutta la cultura popolare americana di quel periodo ci è arrivata sfasata di almeno un anno.

Il colpevole (perché questa è una storia con tanti colpevoli anche se, alla fine, la signora Cunningham perdona tutti e si passa da Arnold’s per un frappé alla vaniglia), in questo caso, è l’insospettabile George Lucas. Il successo planetario di “American graffiti” permise al regista di raggranellare abbastanza soldi per costruire il Millenium Falcon, la Morte Nera e assoldare Ian Solo e compagnia jedi (lui sì che da piccolo voleva fare l’astronauta), mentre i produttori capirono che con il revival degli anni Cinquanta si poteva guadagnare una fortuna.

Quindi ecco tornare in classifica Bill Haley & The Comets, con la leggendaria “Rock around the clock”, sigla di “Happy days” mentre una delle star del film ottiene il ruolo principale, quello del rosso e lentigginoso Richie Cunningham, impegnato nelle avventure quotidiane da bravo ragazzo con i suoi amici Potsie e Ralph, i battibecchi con la sorellina Jodi (vi siete mai chiesti com’è “sottiletta” in lingua originale? “Shortcake”, ecco com’è), il rapporto con il burbero, ma bonario signor Cunningham mentre “miss C.” ha sempre un dolce pronto per tutti.

Insospettato punto focale

Soprattutto per Arthur Fonzarelli , che nello spazio di un’alzata di pollice passò immediatamente da personaggio secondario a punto focale di dieci serie successive. Oggi Winkler è un signore simpatico, non ha fatto carriera come Richie che si è evoluto nel regista premio Oscar Ron Howard, ma almeno non è caduto nel dimenticatoio come gli altri comprimari (anche se è storia recente la figuraccia di un reporter che non lo ha riconosciuto). Non può succedere: lui è e sarà sempre Fonzie e noi, che poi comunque non siamo diventati né astronauti né altro, continueremo sempre a guardarlo come un modello irraggiungibile. Un po’ unticcio, magari, ma irraggiungibile.

Alessio Brunialti

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