Fascinoso e ineffabile Peer Gynt  Al Parenti la “suite” per Ibsen
Una foto di scena da “Peer Gynt - Suite”

Fascinoso e ineffabile Peer Gynt

Al Parenti la “suite” per Ibsen

Luca Micheletti e Federica Fracassi fino a domenica a Milano negli spazi della Palazzina dei Bagni Misteriosi

Tra i tanti scrittori del nord europeo che nel corso dell’Ottocento hanno vissuto l’esperienza dell’Italia, il norvegese Henrik Ibsen è senza dubbio tra coloro che ne hanno ricavato maggiori spunti e suggestioni. Non è quindi un caso che lo stesso Ibsen abbia scritto proprio in Italia, tra il 1866 e il 1867, “Brand” e “Peer Gynt”, due drammi complementari che illustrano plasticamente i poli dialettici costituiti dall’assoluto e dal nulla, da ciò che sostanzia la vita ma la irrigidisce e ciò che la libera ma insieme la dissolve. Peer Gynt, nello specifico, è l’individuo estetico, che si adatta a tutte le situazioni della vita ma alla fine scopre che il nucleo più profondo del suo io, il cosiddetto “io gyntiano”, simile al nucleo di una cipolla, coincide col nulla.

Lo scorso anno, in occasione del secolo e mezzo dalla pubblicazione del dramma, ma anche per tributare un doveroso omaggio a un grande italiano d’elezione quale fu Ibsen, il Teatro Franco Parenti ha organizzato il “Percorso Ibsen”, una serie di iniziative che ha trovato compimento nella fortunata messa in scena di “Peer Gynt - Suite”, con Luca Micheletti e Federica Fracassi, due giovani e bravi interpreti che sempre lo scorso anno hanno ripreso con molto coraggio un altro capolavoro di Ibsen, “Rosmersholm”, nella rilettura operata nel 1980 da Massimo Castri.

Dopo il meritato successo della scorsa stagione, “Peer Gynt” torna in questi giorni, fino a domenica 17, sempre al Franco Parenti ma questa volta negli spazi della Palazzina dei Bagni Misteriosi, più adatti alla struttura rapsodica della messa in scena, che prevede un percorso a tappe che coinvolge anche gli spettatori. La regia, come nel caso di “Rosmersholm”, è affidata a Luca Micheletti, che ha lavorato soprattutto nell’intento di porre in evidenza Peer Gynt quale simbolo di un uomo proiettato idealmente verso un futuro nascosto «nel cuore magico di una cipolla».

Come dicono giustamente le note di regia, «Peer Gynt non si sa chi sia, né dove sia, leggenda o realtà: è la storia e la fiaba di una ricerca di riscatto, che può avvenire solo attraverso la perturbante immersione nel mondo alla rovescia del fallimento, della menzogna e dell’aldilà». Contemporaneamente alla ripresa dello spettacolo, la giovane casa editrice Cue Press di Imola, pubblica il volume “Peer Gynt – Drammaturgie parallele”, che propone il copione dello spettacolo insieme ad altre cosiddette “drammaturgie parallele” (materiali, abbozzi, progetti e immagini) che Micheletti e la Fracassi hanno esplorato per svelare l’eterno mistero del fascinoso e ineffabile Peer Gynt.
Mattia Mantovani


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