Como ricorda Mirella Freni:
vinse nel ’58 il concorso Aslico

La città è particolarmente legata al nome del soprano modenese scomparso domenica m- L’affermazione nella gara per nuove voci le valse la possibilità di cantare ne “La Bohème”

Como si unisce al cordoglio per la scomparsa di Mirella Freni. Il ricordo del soprano modenese famoso nel mondo per la propria lunga e apprezzatissima carriera nei teatri d’opera di tutto il mondo, mancato domenica dopo una non breve malattia, parte dal Teatro Sociale e da AsLiCo: Mirella Freni è stata una delle più autorevoli grandi della lirica dal trampolino di lancio offerto dal Concorso internazionale per giovani voci liriche promosso dall’associazione che ha in cura la vita artistica del tempio comasco del belcanto.

Appena ventiduenne – come tanti coetanei che, all’inizio di ogni anno, calcano oggi le assi del Sociale per gareggiare nel settantennale concorso – Mirella Freni vinse l’AsLiCo nel 1958: il riconoscimento le valse la possibilità di cantare ne “La Bohème” di Giacomo Puccini andata in scena il 31 luglio di quell’anno al Nuovo di Milano, pur avendo Mirella già debuttato il ruolo di Mimì addirittura un anno prima, a Modena. Unendosi con orgoglio al coro unanime di rimpianto sentito, stima e affetto che in queste ore sta affollando le pagine dei social da tutto il mondo, AsLiCo ha pubblicato la pagina dei propri annali nella quale il soprano figura con il cognome Magiera,

Mirella aveva infatti sposato nel ‘55, anno del suo debutto assoluto come Micaela in Carmen, il pianista e direttore d’orchestra Leone, suo preparatore musicale per un quarto di secolo. Un ricordo riallacciato nell’invito raccolto a presenziare al debutto della “Bohème” d’apertura della stagione 2009, il 1 ottobre.

Ma la testimonianza più accorata ci viene da Giovanna Lomazzi, vicepresidente AsLiCo: «Per me è un grande dolore, quando mi hanno chiamata ieri per dirmelo sono rimasta turbata, ho perso un’amica vera, prima ancora che una grandissima cantante: ascoltarla era bello e commovente, anche nel vederla: era molto sobria scenicamente. Carina, simpatica, solare, molto aperta, era molto facile esserle amica perché non “faceva la diva”, sempre semplice e disponibile. Una persona per niente altezzosa tanto quanto serissima professionista, che arrivava preparatissima. Ho dei ricordi meravigliosi, con Mirella: ho visto letteralmente tutti i suoi spettacoli alla Scala, dalle serate meravigliose a qualcuna un po’ più agitata. Una carriera stupenda in tutti i teatri del mondo, l’ho sentita a New York, Parigi, Vienna; a Salisburgo stavo con lei magari quindici giorni, dalle prove al debutto, condividendo agitazioni, passaggi vocali difficili dove mi raccontava che si chiudeva in bagno a studiare all’infinito un filato... Il personaggio di Mimì era incollato sulla sua personalità, sul suo modo di cantare e di esprimersi. Aveva delle strane passioni, come quella delle sedute spiritiche, che finivano sempre, in realtà, in maniera molto ridanciana».

Tanti ricordi che si uniscono a i non pochi loggionisti della Scala comaschi, legati alla “Mariellina” - come veniva affettuosamente chiamata – per la bellezza vocale ed aderenza totale insuperabili in Mimì, Amelia del Simone ed in Desdemona.

© RIPRODUZIONE RISERVATA