Valmadrera. Luce su Aerosol
Entra in gioco un nuovo partner

L’amministratore ha illustrato le novità: affitto del ramo di azienda e ripresa entro il 2 maggio. E verrebbe riassorbita la metà dei 65 lavoratori

Valmadrera. Luce su Aerosol Entra in gioco un nuovo partner
Un presidio degli operai davanti alla sede della Provincia

Affitto del ramo d’azienda e ripresa della produzione entro il 2 maggio: è questa la road map presentata ai sindacati dall’amministratore unico di Aerosol Giovanni Bartoli.

Dopo mesi di infruttuosi incontri nei tavoli di crisi, con l’interesse di multinazionali del settore che non sembrava mai concretizzarsi, nei giorni scorsi è giunta l’improvvisa accelerazione che potrebbe portare a una svolta nella crisi che da tempo coinvolge la storica fabbrica di Valmadrera, leader italiana come terzista nel settore farmaceutico.

Le intenzioni della proprietà sono quelle di creare una nuova società, nella quale dovrebbe entrare un partner industriale, destinata a rilevare la produzione farmaceutica riassorbendo circa la metà degli oltre 65 lavoratori oggi ancora in organico.

«Abbiamo presentato ai lavoratori il percorso che ci è stato illustrato da Bartoli, – spiegano i sindacalisti Nicola Cesana (Cgil), Massimo Ferni (Cisl) e Celeste Sacchi (Uil) – ricevendo dai dipendenti una disponibilità di massima per presentare alla proprietà una proposta in cui, a fronte di una riduzione del numero di ore, venga salvagaurdato un numero maggiore di posti di lavoro. Per chi non verrà riassorbito chiederemo l’allungamento a 2 anni dei 6 mesi previsti dalla legge per il diritto di repechage, ovvero la prelazione per chi viene licenziato in caso di assunzioni successive per le medesime mansioni». Nelle condizioni attuali, con già 5 mensilità arretrate e con Aerosol che darebbe in affitto il suo unico ramo produttivo, sembra infatti difficile pensare a incentivi all’esodo. I sindacati lavorano dunque per trovare un accordo con la proprietà, che vincolerebbe nuova e vecchia società, in cui inserire aspetti non previsti dalla legge di maggior tutela per lavoratori.

«Realisticamente – spiega Cesana (Cgil) – è possibile allargare i numeri di quanti saranno riassorbiti. Per tenere dentro tutti servirebbero anche ammortizzatori sociali che probabilmente non possiamo avere, ma proveremo ad avere una copertura, almeno temporanea, per ogni lavoratore. Oggi non sappiamo ancora chi sarà il partner industriale che entrerà nel nuovo soggetto, secondo la proprietà ce ne sono due interessati, ma la scelta non sarebbe ancora stata fatta».

La nuova società, che potrebbe nascere già in questi giorni, avrà inizialmente lo stesso Giovanni Bartoli come amministratore. Come previsto dalla legge, la newco erediterà i debiti verso i dipendenti che assorbirà, mentre coloro che rimarranno nella vecchia Aerosol verosimilmente perderanno il posto di lavoro e saranno creditori privilegiati nel percorso di ristrutturazione del debito o di concordato che dovrebbe essere rischiesto a breve.

«Se da una parte – sottolinea Ferni (Cisl) – c’è la possibilità, ma usiamo ancora i condizionali, che questa operazione possa garantire la continuità aziendale, dall’altra c’è la preoccupazione del numero di posti di lavoro che sarà possibile salvaguardare. Il prodotto ha ancora mercato e i clienti per ora sono rimasti, ci sono quindi tutte le possibilità di rilanciare l’azienda se la produzione dovesse ripartire con un partner industriale serio. C’è poi la partita degli amministratori sociali a cui non sarà facile accedere, senza i quali chi dovesse perdere il posto di lavoro si ritroverà direttamente in Naspi. Parallelamente all’affitto del ramo d’azienda vi è anche il tema del concordato: senza omologazione o ristrutturazione del debito cadrebbe tutto il castello, con rischio concreto di fallimento».

Si è dunque giunti al momento cruciale, come evidenzia Celeste Sacchi (Uil): «Aspettiamo il prossimo incontro, dove si dovrà entrare nello specifico dei numeri reali. O adesso va in porto questo passaggio oppure Aerosol sarà costretta a chiudere. I clienti sembrano essere rimasti, ma la pazienza non è eterna».

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