Sì al concordato  Aerosol evita il fallimento
L’assemblea dei lavoratori di Aerosol

Sì al concordato

Aerosol evita il fallimento

Valmadrera: il dramma della storica azienda dove da otto mesi i lavoratori non vedono un euro

Presentare la domanda di concordato per evitare il fallimento. Come aveva annunciato la scorsa settimana ai sindacati, Giovanni Bartoli, amministratore unico di Aerosol Service Italiana, la storica fabbrica di Valmadrera fino a sei mesi fa attiva come terzista nel settore farmaceutico, ha dato mandato ai legali della società di presentare domanda di concordato in bianco. La domanda è stata effettivamente presentata martedì 3 luglio in modo tale da bloccare le imminenti istanze di fallimento presentate da alcuni ex lavoratori e tutte le richieste di pignoramento e pagamento in essere da parte di creditori. Il giudice Edmondo Tota ha deciso di accogliere la domanda di concordato dando all’azienda 60 giorni di tempo per presentare il piano finanziari che dovrà garantire sia la continuità aziendale, sia la copertura di una percentuale dei debiti. Per seguire l’iter concorsuale il tribunale ha nominato come commissario il dottor Piero Guerrera e come commissario giudiziale l’avvocato Chiara Boniotti.

Una mossa che di fatto allontana ancor più la possibilità per i lavoratori di vedersi pagati gli 8 stipendi arretrati, visto che ogni spesa dovrà ora essere autorizzata da giudice e commissario e dovrà essere inquadrata nella situazione complessiva del concordato. «Il concordato – spiega Massimo Ferni della Cisl – è in continuità, ma sulla ripresa produttiva in ogni caso restano grandi dubbi. Molti lavoratori se ne stanno andando ed è difficile dire quanti clienti sono rimasti. Per ripartire servirà anche l’ok dell’Aifa, ma soprattutto si dovrà immettere la liquidità necessaria per rimettere in funzione l’azienda. Il giudice per approvare il concordato dovrà essere convinto della sostenibilità del piano che dovrà spiegare come intendono pagare i debiti. Mi chiedo se l’affitto del ramo d’azienda a una proprio newco potrà bastare».

Per Celeste Sacchi della Uil è una situazione in cui, oltre all’identità dei soci, continuano a essere misteriose anche le reali intenzioni della proprietà: «Se l’obiettivo è la ripresa produttiva non capisco perché non hanno pagato almeno uno stipendio ai lavoratori prima del concordato, avrebbero dato un segno per tranquillizzare i dipendenti».

Anche Nicola Cesana della Cgil batte sul tema della proprietà: «Si tratta di un altro tassello di un quadro che continua a essere nero. Il concordato è stato presentato in continuità, questo significa che l’attuale proprietà pensa di poter continuare, ma rimane il grande mistero di chi siano i soci e di cosa faranno per far riprendere l’attività produttiva. Quello che accadrà dopo i 60 giorni di tempo dati dal giudice non è prevedibile».


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