Riviera Camping. Chiesti 25mila euro e un mese di carcere

Al centro del processo: opere non autorizzate e un insediamento abitativo stabile

Riviera Camping. Chiesti 25mila euro e un mese di carcere
Carabinieri fuori dal Riviera

Trenta giorni di arresto, 25mila euro di ammenda e la confisca del campeggio. È questa la richiesta di pena avanzata ieri mattina dalla Procura di Lecco, per violazioni al testo unico edilizia e al codice dei beni culturali e del paesaggio, nei confronti di Ada Mesiani, 59 anni, di Cittanova (Reggio Calabria), titolare della Solelago, la società che gestiva la struttura di Garlate, oggi chiusa e posta sotto sequestro.

Accuse rispedite al mittente dall’imputata e dallo stesso avvocato difensore che ha chiesto l’assoluzione nel merito, avanzando però anche la valutazione che a suo dire i reati sarebbero prescritti. E di conseguenza ha richiesto anche la revoca del sequestro. Il giudice Martina Beggio deciderà nella prossima udienza fissata per il 27 settembre.

Al centro del processo, nato come opposizione a un decreto penale di condanna, l’esecuzione di alcune opere all’interno del campeggio in assenza dei necessari titoli abitativi e la realizzazione di un insediamento abitativo stabile, e non autorizzato, all’interno del camping.

Il pm d’udienza Caterina Scarselli ha così motivato la propria richiesta: «Il primo capo d’imputazione fa riferimento alla mancanza dell’autorizzazione paesaggistica per alcuni manufatti. L’imputata, che ha rilevato la gestione alla fine del 2016, aveva l’obbligo di sapere che non esisteva fin dall’origine e che non era mai stata sanata, e quindi intervenire. Abbiamo poi sentito diversi testimoni confermare come alcune case mobili, almeno una decina, venissero utilizzate come residenza stabile e abitazioni abituali, anche per periodi di anni. In un caso addirittura cinque».

Dello stesso avviso l’avvocato Biagio Pignanelli che rappresenta il comune di Garlate, costituito parte civile: «Il sopralluogo effettuato ha messo in luce i manufatti realizzati in difformità rispetto alle regole urbanistiche. L’uso improprio delle casette mobili configura la lottizzazione abusiva, perché il campeggio è una struttura per sua natura per soggetti di passaggio, non che lì hanno domicilio».

Opposta la lettura della difesa dell’avvocato Saverio Megna: «Il reato, come segnalato dalla Corte di Cassazione, si è consumato con l’ultimo atto negoziale cioè l’ultima vendita di una casetta mobile che risale al 2004. Inoltre sono manufatti realizzati fra gli anni Ottanta e Novanta, l’imputata non può essere chiamata a risponderne. A mio avviso la lottizzazione nemmeno c’è stata, perché non c’è stato un significativo cambio del carico urbanistico. Chiedo quindi l’assoluzione».
S. Sca.

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