Mandello, «Redaelli era la mente, condannatelo»
Ieri in tribunale la requisitoria del pm al termine del processo Gilardoni

Mandello, «Redaelli era la mente, condannatelo»

Gilardoni X Tre anni e sei mesi la pena chiesta dal pm Bassi nei confronti dell’ex direttore del personale dell’azienda

«Non era un semplice esecutore, pare fosse lui a spingere Maria Cristina Gilardoni a trovare le vittime da isolare»

Tre anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione. È questa la condanna chiesta ieri mattina nell’aula penale del Tribunale di Lecco dal pubblico ministero d’udienza Pietro Bassi nei confronti dell’ex direttore del personale della Gilardoni Raggi X di Mandello Roberto Redaelli, imputato per le ipotesi di reato di lesioni e maltrattamenti nei confronti di una trentina di ex dipendenti (alcuni rientrati in servizio con il nuovo corso dell’azienda).

«Lui la influenzava»

Secondo il viceprocuratore onorario, il consigliere comunale di Pescate non sarebbe stato un mero sottoposto della presidente Maria Cristina Gilardoni, anzi, sarebbe stato proprio lui a influenzare la donna nei suoi comportamenti “sopra le righe”, tanto per usare un eufemismo, nei confronti dei lavoratori: Maria Cristina Gilardoni è uscita di scena dal processo nei mesi passati, in quanto dichiarata incapace di intendere e volere.

Al termine di una requisitoria durata più di due ore, Bassi ha chiesto invece l’assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, per gli altri due imputati, Andrea Ascani Orsini - socio di minoranza nonché nipote di Gilardoni – e per il medico del lavoro aziendale Maria Papagianni.

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