Lecco. «Si tamponano le ferite  senza alcuna strategia»
Andrea Beri

Lecco. «Si tamponano le ferite

senza alcuna strategia»

Andrea Beri, ad della Ita di Calolziocorte: «Servono regole chiare, il sostegno da solo non basta»

«Tutte le iniziative rivolte al sostegno delle imprese, alla concessione di risorse, al posticipo di determinati oneri vanno benissimo, ma quando si parla di rilancio servono le strategie. Invece qui si sta tamponando la ferita per cercare di tenere in vita il paziente, senza pensare al passo successivo».

Mancano idee chiare e interventi concreti per rilanciare veramente l’economia nazionale, nell’ultimo decreto legge. Ne è convinto Andrea Beri, amministratore delegato della Ita di Calolzio e presidente del Distretto metalmeccanico, che non lesina critiche al nuovo provvedimento. «Servono strategie, non solo sostegno, ma a differenza degli Usa, l’Italia e l’Europa non hanno prodotto nulla».

Sulle risorse concesse a pioggia, poi, l’imprenditore esprime tutto il suo scetticismo: «se permetti anche a chi non ne ha bisogno di accedere a questi soldi, devi porre regole chiare perché questi tornino in circolazione. È un problema che parte dalle strutture statali e governative, che non pagano i fornitori. Bisognerebbe rendere norma quella determina europea che imponeva il pagamento delle fatture entro 60 giorni. Questo sarebbe un modo per rimettere in moto il meccanismo».

Una misura che vada nella direzione corretta c’è: il bonus ristrutturazioni al 110%, che nelle intenzioni dovrebbe permettere all’edilizia di ripartire. «A livello di strategia c’è solo questo, ma servivano più misure così. Si pensi all’automotive: come può riprendere senza un piano di rottamazione straordinaria, introducendo incentivi sulle auto elettriche? Sarebbe stato importante anche riprendere lo Sbloccacantieri e tornare a fare investimenti. Si sono focalizzati sull’agricoltura e va bene, ma i disoccupati crescono ogni giorno con percentuali a doppia cifra e anche questa è una situazione che va affrontata».

Nel frattempo, le aziende stanno cercando di restare in piedi tra mille problemi. «Noi abbiamo continuato a produrre ma abbiamo incontrato difficoltà enormi. Siamo presenti in diversi territori (del gruppo fanno parte anche Cb Trafilati Acciai e Far tempered steel wire, ndr.) e abbiamo dovuto fare i conti con le richieste di diverse Regioni, Province e Prefetture. Stare al passo con i Dpcm è stato veramente difficile. E l’atteggiamento di alcuni sindacalisti non ha aiutato, contribuendo a creare confusione».

Il fermo, tra l’altro, è arrivato in un momento in cui il settore stava registrando ottimi risultati. «Il primo trimestre andava a gonfie vele - dice - ed ora ci troviamo a dover capire con quanti danni usciremo da questo periodo, perché al momento il nostro fatturato è devastato. L’auspicio è arrivare ad avere un mese di agosto lavorativo, per cercare di recuperare il terreno perso durante il lockdown. Potremmo riuscire a calmierare i danni di questo 2020, ma se la ripresa effettivamente non arrivasse, quest’anno lo ricorderemmo non solo per i cari che sono venuti a mancare, ma anche per le gravi sofferenze delle nostre aziende, causate da politiche governative non allineate in Europa. Perché io non ho un cliente che abbia chiuso un giorno. Anche io ho perso amici: i morti vanno onorati e ricordati col massimo rispetto. Ma adesso bisogna pensare ai vivi, perché abbiamo 8 milioni di persone in cassa integrazione e quindi milioni di famiglie in difficoltà».

Quest’anno, la Ita taglia l’ambizioso traguardo dei cento anni di vita. «Non ho mai voluto abbandonare il mio Paese, ma adesso ammetto che qualche pensiero in questo senso lo sto facendo, anche solo pensando a come le altre nazioni aiutano la loro imprenditoria».


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