Industriali in piazza Fontana prudente «Siamo nel guado»
Walter Fontana è dubbioso sulla scelta di scendere in piazza contro il governo

Industriali in piazza
Fontana prudente
«Siamo nel guado»

Fuori dagli schemiLa posizione dell’imprenditore

«Faccio fatica a comprendere le assunzioni a tempo
È sbagliato tener conto solo degli interessi di pochi»

Sono diversi i gradi di consenso che si registrano fra gli imprenditori sulla protesta annunciata dal presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, di scendere in piazza contro la politica economica del Governo Conte.

Totale libertà

«Posso capire – afferma Walter Fontana, uno degli imprenditori più in vista del Lecchese e di Confindustria Lecco e Sondrio, in relazione alla parte della protesta che riguarda il nuovo limite imposto dal decreto dignità alle assunzioni a termine – le ragioni della protesta di Confindustria, ma non mi si chieda di condividere un problema che non vivo. In relazione al nostro modo di operare, fatico a comprendere chi non assume a tempo indeterminato pur potendolo fare. Ma mi rendo conto che ci sono categorie d’imprese che non si possono spingere ad assunzioni di lungo periodo, come alcune piccole imprese che faticano a stare in piedi. Serve trovare equilibrio nel difendere interessi diversi fra loro».

Fontana è alla guida di Fontana Group, realtà dell’automotive che dà lavoro fra Italia ed estero a circa mille persone e che si prepara a dare il via a un nuovo piano di assunzione di altre 125 persone nel 2019, di cui 100 lavoreranno negli stabilimenti italiani di Calolziocorte. Sul fatto che il metalmeccanico in provincia di Lecco stia andando bene (come confermano i dati e lo stesso presidente di Confindustria Lorenzo Riva) e che perciò, come chiede la Cgil, si potrebbero stabilizzare i precari, Fontana afferma che «la stragrande maggioranza delle persone occupate nel metalmeccanico locale è a tempo indeterminato, e personalmente ritengo che se un lavoratore ha già fatto due contratti a termine e l’azienda va bene non ci sia bisogno di farne un terzo. È evidente che se invece lo si vorrebbe reiterare di nuovo si tratta solo di convenienza economica, ma lasciamo alla valutazione delle singole situazioni aziendali il giudizio sul fatto che quella convenienza economica serva, o meno, anche a mantenere l’occupazione. Sulla questione occupazionale – sottolinea – io sarei comunque favorevole a una totale libertà di assumere e licenziare, nella convinzione che ciò potrebbe addirittura aumentare l’occupazione e, comunque, non la diminuirebbe».

Le grandi aziende e le piccole

Nella sua analisi delle ragioni che spingono Confindustria a scendere in piazza, Fontana afferma che «nel sistema Confindustria hanno molto peso due poli, due tipologie d’impresa: da un lato le grandi imprese, quelle a partecipazione statale che hanno enorme potere finanziario; dall’altro la massa di imprese piccole, che hanno il potere del voto. In mezzo ci sono le imprese delle nostre dimensioni, dai 200-300 fino ai 1.000 dipendenti circa, e non se le fila nessuno. Confindustria è impegnata a coniugare gli interessi dei due poli estremi, e noi in mezzo paghiamo il conto. L’associazione dovrebbe fare chiarimenti al proprio interno e difendere in modo differenziato gli interessi di aziende diverse fra loro per dimensioni, comparti e mercati. Oggi governare Confindustria è difficile, com’è difficile governare il Paese da parte di un Governo che si trova alle spalle un trentennio di degrado dello Stato. Un Governo – conclude Fontana – che sul decreto dignità da un lato ha ragione e dall’altro ha pieno torto, quando penalizza l’internazionalizzazione di imprese come la mia».


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