Lecco: i migranti licenziati  «L’integrazione aiuta l’industria»
Numerosi i migranti che hanno trovato lavoro in aziende della provincia

Lecco: i migranti licenziati

«L’integrazione aiuta l’industria»

Il segretario provinciale della Cgil, Diego Riva: «Assurdo che chi dà lavoro al nostro paese sia sbattuto fuori, gli imprenditori devono dire no con noi a queste norme»

«È assurdo che chi si è integrato, lavora, paga le tasse, ha dato e continua a dare al nostro Paese venga sbattuto fuori»: Diego Riva, segretario provinciale della Cgil Lecco non ha dubbi nello schierarsi accanto alla trentina di richiedenti asilo che nel corso degli ultimi due anni hanno trovato lavoro in una decina di ditte tra Lecco, Valmadrera e Civate e che ora rischiano di essere dichiarati irregolari sul territorio nazionale perdendo dunque occupazione e diritto di restare in Italia.

Come raccontato al nostro giornale dall’imprenditore Mario Airoldi di Civate, si tratta di giovani che svolgono lavori che gli italiani faticano a fare, ragazzi che nel corso del tempo sono stati anche assunti a tempo indeterminato e che grazie a questa occupazione hanno potuto lasciare i centri di accoglienza per prendere casa in affitto. «Noi – commenta Diego Riva - cerchiamo di far capire in tutti i tavoli che l’integrazione porta benefici anche alla struttura economica e industriale. Molti lavori oggi vengono svolti soprattutto da stranieri e questo non può non essere considerato. Si tratta di persone che svolgono lavori umili, ma essenziali, persone a cui però il nostro Paese sbatte la porta in faccia».

Per il segretario provinciale della Cgil è fondamentale che gli imprenditori si schierino, insieme al sindacato, accanto a queste persone: «Non è accettabile che chi lavora e si integra – continua Riva – venga sbattuto fuori perché le normative vanno in direzione contraria rispetto a quella che dovrebbe seguire un Paese come il nostro. Quando noi abbiamo contestato con forza il decreto Sicurezza, contrastandolo con iniziative forti e importanti, con manifestazioni in cui tanti lavoratori italiani sono scesi in piazza accanto a lavoratori stranieri, abbiamo dimostrato che non ci stiamo e che vogliamo cambiare questa situazione. Adesso anche gli imprenditori devono essere al nostro fianco, devono far sentire la loro contrarietà, devono affermare chiaramente che in questo Paese ci sono alcune cose che non vanno nella direzione giusta».

Il sindacato chiede dunque al Governo di avere sul tema migrazione una linea chiara e rispettosa delle persone che hanno bisogno di essere accolte e che cercano di integrarsi nel nostro Paese: «Noi pensiamo che sia davvero assurdo che coloro che hanno dato e continuano a dare alla nostra comunità con il proprio lavoro ottengano questo genere di risposte dal Paese. Continueremo a batterci in tutti i modi e in tutte le occasioni per valorizzare la diversità e per permettere a queste persone di avere una vita dignitosa in Italia. Noi non siamo assolutamente d’accordo con chi pensa che chiudendo i porti si possano avere maggiori risposte per gli italiani. Pensiamo che le differenze siano un valore, ma soprattutto non siamo d’accordo che ci sia una competizione tra gli ultimi e i penultimi».


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