Il rogo della Giubiana  «Tradizione che riprende vigore»
Il falò della Giubiana a Merate

Il rogo della Giubiana

«Tradizione che riprende vigore»

Rogo simbolico - Lo studioso Natale Perego:«Soprattutto in Brianza i falò sono tornati e simboleggiano la fine dell’inverno»

La tradizione vuole che l’ultimo giovedì del mese di gennaio si festeggi la Giübiana o Giubiana. Come precisa lo studioso Italo Sordi, la parola deriva da giöbia, giovedì, e significa “strega” «essendo il giovedì giorno di riunione delle streghe». Gli ingredienti della tradizione popolare ci sono tutti: la strega ed il grande falò che ne brucia le fattezze, un fuoco liberatore e rigenerante. «Il grande falò che brucia la Giubbiana – ci dice Natale Perego, grande studioso di tradizioni locali – serve simbolicamente a cacciare l’inverno e favorire l’arrivo della primavera. Una tradizione che negli ultimi 10/15 anni ha ripreso vigore in molti paesi soprattutto della Brianza».

Ma il fuoco che accompagna la festa non è l’unico elemento di questa celebrazione: «La tradizione vuole che ci sia anche un processo alla Giubiana, alla strega, che nell’immaginario popolare è un processo a tutto ciò che di negativo è accaduto durante l’anno trascorso. Si addebitavano alla Giubiana tutte le disgrazie possibili, dal cattivo raccolto alle inondazioni. Il falò diventa così lo strumento concreto per annullare il passato ed augurarsi un nuovo futuro». E non è finita qui: «La tradizione contadina esigeva che in occasione della Gibbiana si mangiasse il risotto con la luganega ed anche questa non è una scelta a caso, i grani di riso, infatti, stanno a significare abbondanza, un po’ come le lenticchie dell’ultimo dell’anno. Sono tutte componenti che la gente non sempre conosce ma che erano parte di una vita che amava scandire i suoi tempi con questi appuntamenti che mescolavano sacro e profano».

Queste feste, che attingono alle radici delle nostre tradizioni sono molto antiche: « Le feste tradizionali locali sono più antiche di quelle civili e nazionali. – ci dice Massimo Pirovano, direttore del Museo Etnografico dell’Alta Brianza di Camporeso a Galbiate -. Esse sono legate al ciclo della vita (e in tal caso appaiono più “private” interessando gruppi più circoscritti di persone) oppure al ciclo dell’anno e sono queste più riconoscibili come collettive». E non è nemmeno un caso che queste feste siano concentrate nel periodo invernale: «In generale possiamo dire che proprio la relativa inattività produttiva nel periodo invernale, con il rientro dell’immigrazione stagionale specie nei paesi di montagna, favoriva il concentrarsi nei mesi freddi di un maggior numero di feste sia di tipo religioso, i morti, il Natale, i Re Magi, che laico, la Giübiana, il ginée, il carnevale».


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