Il premio poesia fa il pieno   Valutate le opere di 64 autori
Una del pubblico del premiazione al “Fetabenefratelli”

Il premio poesia fa il pieno

Valutate le opere di 64 autori

La premiazione si è svolta nell’auditorium del centro civico “Fatebenefratelli”

«In ognuno di noi viva sempre un sogno; la poesia può provocare questo e i componimenti in concorso hanno evocato in me una sensazione che vorrei vi accompagnasse e restasse, nella mente e nel cuore».

L’assessore alla Cultura, Raffaella Brioni, ha introdotto così l’altra sera la terza edizione del premio, divenuto nazionale, intitolato a “Dionigi Villa: Nis il poeta”. La premiazione si è svolta nell’auditorium del centro civico “Fatebenefratelli” gremito. Il concorso era diviso in tre sezioni: le prime due di poesie inedita in lingua italiana, una per ragazzi e una per adulti; la terza, per componimenti in dialetto lecchese. Nella sezione “Ragazzi” è risultata prima la poesia “L’invernale meraviglia” di Anna Azzola; seconda “Il sasso”, di Michele Kabashi; terza “Il bosco”, di Irene Fumagalli. Nella sezione “Poesia inedita in lingua Italiana – Adulti” il primo premio è andato a Giulio Redaelli, con il componimento “Brianza”; il secondo a “Scarpette rosse” di Oscar Giussani; il terzo a Enrico Francesco Rigamonti, con “Come lucertola”. Per la sezione di poesie in dialetto lecchese, si è aggiudicato il primo premio Tiziano Sironi, autore di “L’è fundà ul Batel (il Patria)”; il secondo premio è stato per Patrizia Ortalli, con “La vita sül lagh”; il terzo è stato tributato a Elisa Vassena, con “Cantada al ciel ne nocc”. La giuria ha insignito inoltre di una menzione speciale Diego Caronni, la cui poesia “Chiamami Romeo” ha colpito i giurati per l’essenzialità con cui descrive un amore.

La terza edizione del Premio ha suscitato grande partecipazione: 64 autori si sono iscritti al concorso, per un totale di un centinaio di componimenti sottoposti alla giuria composta da Gloria Dell’Oro, Vincenzo Dell’Oro, Paolo Gandola, Assunta Tedesco e Giovanna Rotondo. Alla serata conclusiva ha preso parte lo studioso di dialetto Ganfranco Scotti. Vincenzo Dell’Oro ha introdotto la figura di Dionigi Villa, «detto Nis, figura valmadrerese di poeta spontaneo e “contadino”, del quale non ci rimane quasi nulla scritto, in quanto tutto è stato più o meno volontariamente distrutto: un poeta quasi fantasma, che ci viene tramandato dalla memoria e da pochi fogli sparsi ai quali ci dobbiamo aggrappare, custoditi dallo storico Achille Dell’Oro o che appartengono al singolare carteggio col farmacista dell’epoca, Carlo Imperatori».

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