Frase sessista su Facebook
«Era una provocazione»

Pescate, la deputata del Pd Malpezzi chiede l’intervento del prefetto
«Sull’immigrazione non cambio idea: ma quelle parole erano scherzose»

Frase sessista su Facebook «Era una provocazione»
Il sindaco Dante Da Capitani nuovamente alla ribalta per una “uscita” sui social network

Un commento espresso via Facebook dal sindaco di Pescate Dante De Capitani in merito a un video che ritrae un uomo nudo aggirarsi per le vie del Centro di Lecco ha scatenato la reazione della senatrice Pd Simona Malpezzi.

Il sindaco sceriffo, in relazione alla probabile origine straniera dell’uomo filmato, sul social network aveva infatti commentato: «Ma scusate al loro Paese girano così senza mutande, mica vorrete imporre loro la nostra cultura eh?» e in risposta a un commento ha aggiunto «le buoniste cercano a tutti i costi l’integrazione, fare in modo che lo straniero si senta accettato e a casa sua, per cui se queste risorse girano senza mutande le buoniste se le tolgono anche loro ma solo per solidarietà».

Una frase che la senatrice Malpezzi, vicepresidente del gruppo dem a Palazzo Madama, ha definito come «grevi battute sessiste e razziste», chiedendo che «il prefetto gli ricordi i fondamentali».

La parlamentare inoltre chiede le scuse di De Capitani in quanto «un sindaco deve per prima cosa avere rispetto del ruolo, dell’istituzione, dei cittadini». Stupito dal clamore suscitato dalle proprie affermazioni, il primo cittadino pescatese però mantiene il punto: «Mi fa specie che quelli del Pd non abbiano altro da fare che star lì a guardare cosa scrivo. Si trattava di un messaggio ironico, di una battuta rivolta a una mia amica e non voleva assolutamente essere offensiva verso le donne che reputo al pari degli uomini e a volte anche superiori. La verità è che su questo argomento non si può più nemmeno scherzare. Non era un messaggio discriminatorio, ma provocatorio nei confronti delle buoniste che appoggiano ogni gesto che queste persone compiono. La mia intenzione era rimarcare il fatto che gli stiamo dando troppa corda».

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