Flavio, dall’università ai fornelli a Calolzio  «Il Covid si supera con la creatività»
Flavio Malighetti al lavoro nella cucina del ristorante di famiglia

Flavio, dall’università ai fornelli a Calolzio

«Il Covid si supera con la creatività»

Malighetti ha lasciato, per ora, gli studi di Nutrizione umana per aiutare in famiglia - «La crisi credo si possa superare offrendo novità, dagli hamburger alla serata gourmet»

Ha lavorato in piazze importanti e con chef rinomati, prima di tornare all’università per studiare Nutrizione. Ora, in epoca di coronavirus, per aiutare i genitori con l’attività di famiglia ha deciso di portare la propria creatività al ristorante Dejavù per dargli una nota più giovanile, rivedendo piatti ed estetica del locale.

Il suo nome è Flavio Malighetti, ha 24 anni e appartiene a una storica famiglia di ristoratori del territorio: da Torre de’ Busi, dove per molti anni hanno gestito il ristorante “Tri Bucù”, chiuso ormai da tempo, si sono trasferiti con casa e lavoro a Cisano, decidendo infine di insediarsi nel locale di via Mazzini. E’ qui che, ormai da qualche settimana, a indicare la rotta da seguire è Flavio che, a dispetto della giovane età, vanta già una lunga esperienza.

«Il mio percorso come cuoco è iniziato quando avevo 16 anni – ci spiega -. In questi anni ho lavorato in ristoranti importanti come il Palace Cafè in Svizzera, con lo chef Fabio Barbaglini dal quale ho imparato molto, il ristorante Oltremare dello Yacht club di Rapallo e prima ancora in Toscana per due stagioni. Sono convinto che imparare dal papà sarebbe stato troppo facile, quindi mi sono messo in gioco in altre realtà».

Dopo queste esperienze, però, ha deciso di interrompere il suo percorso culinario per tornare a studiare e fare qualcosa che «mi permettesse anche di aiutare le persone. Così mi sono iscritto a Nutrizione umana. Sono in linea con gli esami e adesso avrei dovuto iniziare col tirocinio, ma a causa del Covid e delle difficoltà economiche che ha provocato anche alla nostra attività ho deciso di dare una mano ai miei genitori a rinnovare il locale, inserendo iniziative nuove».

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