«Dalle Rsa ai tamponi  Fatti troppi errori»
Pierfranco Ravizza, presidente dell’Ordine dei medici di Lecco

«Dalle Rsa ai tamponi

Fatti troppi errori»

I medici Pesanti accuse sulla gestione della Regione. «Ora test immunologici per non vanificare gli sforzi»

I presidenti degli ordini provinciali lombardi dei Medici non la mandano a dire.

Nell’ultima missiva mandata a Gallera, parlano chiaramente di «presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia» come «utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi».

Gli ordini dei medici lombardi lamentano dati fuorvianti, incompleti, che ha portato a un’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima il numero dei malati e anche dei deceduti. Poi sotto accusa c’è la gestione «confusa della realtà delle Rsa e dei centri diurni per anziani che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane», la «mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio e al restante personale sanitario» con il suo carico di morti e contagiati; la «pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…)»; la «mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari, e via dicendo.

Una Caporetto

In breve, l’emergenza «rianimatoria», terapeutica, è stata affrontata in modo deciso, ma tutto il resto non c’è stato.

Il presidente dell’ordine dei medici Pierfranco Ravizza, avalla il documento dell’ordine regionale, che tra l’altro ha firmato: «È una puntualizzazione doverosa. Non vogliamo essere accondiscendenti perché la situazione non lo consente, con 60 medici lombardi morti. Stiamo passando una Caporetto sanitaria. Non facciamo più gli stessi errori, appena saremo fuori da tutto questo. Non dimentichiamoci più della sanità territoriale, non facciamo più gli ospedali solo per gli “interventi di eccellenza”. Il senso della lettera è questo».

Ravizza aggiunge: «Stiamo assistendo ai primi successi, finalmente, dopo tutti gli sforzi e i sacrifici di tutti, però rimane un’incertezza grande sul controllo della popolazione extra ospedaliera. Così come c’è stata grande determinazione nell’adeguare la risposta intensiva (posti letto di terapia intensiva), sicuramente non siamo stati altrettanto prontamente protetti, indirizzati e guidati nel gestire l’emergenza sul territorio da un punto di vista epidemiologico». E Ravizza non le manda a dire: «Se siamo il Paese del lusso con materie prime e manifatture extraeuropee, non lamentiamoci se poi mancano le mascherine. Era più comodo comprarle in Cina a pochi centesimi. Ma non siamo stati previdenti nel procurarcene. E anche i tamponi che richiedono reagenti, Trump, dopo aver detto corbellerie, se li tiene per gli americani e noi che non li abbiamo e non li produciamo dove andiamo a prenderli? E così via».

Le proposte

Le proposte dei medici lombardi? Sottoporre tutti a test rapido immunologico, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente Covid, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi. E per tutto il resto della popolazione lombarda? «Auspichiamo un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro».


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