Crac delle fonderie Patteggia l’ex ministro Brambilla
Vittorio e Michela Brambilla nel 2013 nell’azienda di famiglia

Crac delle fonderie
Patteggia l’ex ministro Brambilla

Fallimento Trafilerie del Lario

Un anno e 4 mesi per l’ex ministro Michela Vittoria, un anno e 6 mesi per il padre

Due anni per Nicola Vaccani e Alessandro Valsecchi, cognato e cugino della deputata, altri tre andranno a giudizio

Si è chiuso con un patteggiamento per i quattro imputati principali, la vicenda del fallimento della Trafilerie del Lario di Calolziocorte che vedeva coinvolti l’ex ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla, rieletta alla Camera dei deputati il 4 marzo dello scorso anno, il padre Vittorio, Nicola Vaccani, prima amministratore e poi liquidatore della società nonchè cognato della deputata, e Alessandro Valsecchi, cugino nonché amministratore delegato.

I patteggiamenti

Il procedimento, in cui era ipotizzato il reato di bancarotta fraudolenta, ha visto l’onorevole Brambilla, assistita dall’avvocato Fabrizio Consoloni, patteggiare un un anno e quattro mesi; per Vittorio Brambilla, assistito dall’avvocato Luca Beltrami di Milano, un anno e sei mesi, mentre due anni è la pena patteggiata da Valsecchi e Vaccani.

Nella vicenda erano implicati anche i tre membri del collegio sindacale, Francesco Ercole, presidente, Mario Ercole e Aida Tia, che sono stati rinviati a giudizio con udienza fissata il 30 gennaio 2020.

A commentare a nome della famiglia l’esito del procedimento penale è Vittorio Brambilla, che per la prima volta rilascia dichiarazioni sulla vicenda: «Ritengo di non aver commesso fatti di rilievo penale, ma riconosco di avere tentato fino all’ultimo di salvare la mia azienda, per la mia famiglia, per la memoria di mio padre, per i miei dipendenti. Per salvaguardare la possibilità di concludere positivamente il subentro dell’imprenditore turco, ho cercato in ogni modo di non interrompere la produzione fino a che il concordato non fosse perfezionato, ricercando credito presso le banche, continuando a cambiare il management e via dicendo».

«Non vi é stata alcuna distrazione di fondi, come gli inquirenti hanno ben potuto verificare, bensì solo l’ intenzione di tenere in vita una attività di tale importanza».

Nelle prossime settimane la vicenda del fallimento della Trafileria del Lario approderà davanti alla Corte europea dei diritti dell’ uomo il ricorso. Il ricorso, presentato dall’avvocato Consoloni e dal professor Saccucci, riguardante la stessa sentenza di fallimento, ha infatti superato il doppio filtro di ammissibilità e si ora attende che venga fissata l’udienza dinnanzi ai giudici europei.

Corte europea

Ricorso che secondo Vittorio Brambilla ribalterà l’intera vicenda: «Le modalità con cui fu dichiarato il nostro fallimento sono oggetto di ricorso pendente ora alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, ricorso che ha superato il difficilissimo filtro di ammissibilità, per palese violazione dell’articolo 6 (Imparzialità dei giudici), per il diritto a una giustizia giusta. Un ulteriore filtro é stato poi superato ed ora la causa é già stata incardinata. Dunque terminerà a breve il suo esame. Viste le premesse, sono convinto che Strasburgo darà ragione a quanto lamentato e richiesto dai miei avvocati, facendo cadere nella sostanza il presupposto che regge questo procedimento penale, ovvero la dichiarazione di fallimento».

Secondo Brambilla, «verrà quindi cancellato tutto questo processo, compresi gli atti di ieri. La revisione riporterà la situazione indietro, ancora prima della entrata in procedura. Purtroppo non ci saranno più né il mio stabilimento - che nel frattempo é stato smontato e messo all’asta - né i posti di lavoro per i miei dipendenti. Chi se ne assumerà la responsabilità?».

A consigliare all’onorevole Brambilla la scelta di patteggiare è dunque stato lo stesso padre: «Sono una persona sufficientemente anziana e di esperienza – racconta – da averle chiesto con insistenza di optare per un rito alternativo, uscendo subito da questa situazione, pur non avendo lei mai svolto alcun ruolo in azienda ed essendo totalmente estranea alle vicende contestate. Perché so bene come i processi mediatici rovinino le persone, al di là dell’esito finale. E mia figlia ha un ruolo politico ed una posizione tali da creare invidia, oltre che suscitare desiderio di strumentalizzare la sua figura per avere sconti di pena da parte di dirigenti ed amministratori realmente coinvolti, anche nella speranza di alleggerire la propria posizione».


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