Civate, gomme tagliate   Un anno e mezzo di cella
Due delle auto prese di mira dai vandali in via Roncaglio a Civate

Civate, gomme tagliate

Un anno e mezzo di cella

Condannati i due giovani accusati del raid vandalico del gennaio 2013

Contestati 16 episodi su un totale di cinquanta - Il difensore: «Ricorreremo»

Un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa.

E’ stata questa, ieri mattina, la decisione del giudice Maria Chiara Arrighi nei confronti di Stefano Corti, residente a Pusiano, e Ciro Matrullo, valmadrerese, i due giovani accusati di essere i responsabili del blitz vandalico che, in una freddissima note di gennaio del 2013, aveva avuto come obiettivo 48 auto posteggiate lungo via Roncaglio. Il pubblico ministero d’udienza Pietro Bassi, nella sua requisitoria, aveva chiesto una condanna a due anni. La sentenza di ieri mattina, le cui motivazioni saranno depositate in un secondo momento, è stata più mite.

Un lungo processo, quello a carico dei due giovani, che si è aperto nell’aprile del 2016. Stando alle accuse, Corti e Matrullo avrebbero forato le gomme delle automobili parcheggiate nella via nella notte tra il 4 e il 5 gennaio, dandosi poi alla fuga. Le indagini dei carabinieri della stazione di Valmadrera avevano portato nel giro di qualche giorno all’identificazione dei presunti autori dello sconsiderato gesto: Corti e Matrullo vennero denunciati a piede libero per danneggiamento aggravato. Ai due sono stati contestati sedici episodi.

Ma le auto su cui i vandali si erano accaniti erano - come detto – molte di più: non tutti i proprietari si erano infatti rivolti ai carabinieri, soprattutto quelli che non avevano stipulato l’assicurazione contro gli atti vandalici.

A seguito della denuncia, nei confronti dei due giovani venne eseguita una perquisizione domiciliare: nell’abitazione di uno dei due venne rinvenuta una sbarra acuminata, per gli investigatori compatibile con i fori impressi sugli pneumatici.

Il contrario di quello sostenuto, nella sua arringa dall’avvocato Ruggero Panzeri, difensore dei due imputati: a suo giudizio, quella sbarra non avrebbe potuto squarciare gli pneumatici, come avvenuto. Per il penalista, che aveva chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, nell’istruttoria non si sarebbe raggiunta la prova della colpevolezza dei due imputati. Già annunciato il ricorso in Appello.


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