Calolzio, caro prezzi anche nelle mense
Chiesto un aumento del 20%: si tratta

Calolziocorte La società Ladisa concessionaria del servizio nelle scuole, punta al ritocco L’adeguamento Istat è dell’8% in aggiunta il rincaro delle materie prime. Sindaci a confronto

Aumenta il costo del buono pasto. Anche se, per il momento, non è ancora chiaro di quanto.

La Ladisa, società che ha in concessione il servizio mensa per le scuole della Valle San Martino, ha appena inviato alle amministrazioni comunali una richiesta per ritoccare le tariffe all’insù. La richiesta, come spiega il sindaco di Carenno, Luca Pigazzini, è dovuta essenzialmente a due fattori: da una parte, l’adeguamento Istat, dall’altra, l’aumento del costo delle materie prime e l’esplosione dei costi dell’energia.

L’analisi

«Indicativamente - precisa il sindaco, che ieri insieme ai colleghi ha analizzato le richieste che la Ladisa ha formalizzato presentando un nuovo piano economico-finanziario per il riequilibrio delle tariffe - la società vorrebbe aumentare i buoni pasto di circa il 20 per cento. Fin d’ora possiamo dire che ci sarà un aumento anche se non è stato ancora concordato in quale misura. Cercheremo comunque di renderlo il più contenuto possibile».

Tre, essenzialmente, gli elementi che renderanno il costo del buono pasto più caro per tutte le famiglie. Anzitutto, l’adeguamento Istat. «Normalmente - ricorda Pigazzini - negli anni passati era così irrisorio che molte aziende nemmeno lo chiedevano. Quest’anno, invece, da un anno all’altro, l’adeguamento Istat è stato dell’8 per cento. Rispetto ai prezzi praticati dalla Ladisa dal 2018 ad oggi ci potrebbe quindi essere un incremento pari all’11 per cento solo per l’Istat».

A questo incremento già considerevole vanno poi aggiunti i costi crescenti che la società affronta quotidianamente sia per quello che riguarda le materie prime sia per l’energia elettrica. Ed è così che si arriva a una richiesta di ritoccare il buono pasto del 20 per cento.Ecco quindi che la forbice del costo del buono pasto, nel momento in cui la trattativa si concluderà, sarà quella che va da un minimo di 5.10 a un massimo di 5,60, contro un buono pasto attuale che, se pagato per intero dalla famiglia, costa invece 4,70 centesimi. L’incremento, sia che si parli di 40 centesimi sia che si arrivi ai 90, peserà con ogni probabilità sulle tasche delle famiglie.

«Ogni Comune - ricorda il sindaco di Carenno - avrà la facoltà di decidere autonomamente. Tuttavia, diciamo che con le difficoltà che i bilanci di tutte le amministrazioni comunali stanno incontrando a causa dei costi dell’energia elettrica, è quasi inevitabile che toccherà alle famiglie far fronte agli aumenti».

Tutto sulle famiglie

Resta da capire come si chiuderà la trattativa, che è ancora in corso, e che i primi cittadini sperano di concludere tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Da stabilire, inoltre - ma è assai probabile, - se gli aumenti saranno retroattivi, a partire dall’inizio dell’anno scolastico. In tal caso, infatti, oltre al salasso quotidiano, le famiglie dovranno anche pagare un conguaglio.

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