Arrestati nell’operazione Metal Money

Tutti hanno scelto riti alternativi

Gli imputati compariranno il 2 luglio davanti al Gup nell’aula bunker di San Vittore - Dieci le persone in carcere e otto ai domiciliari, al centro dell’indagine il traffico di rifiuti

Arrestati nell’operazione Metal Money Tutti hanno scelto riti alternativi
Il fermo immagine di uno dei pedinamenti effettuati di un carico con rifiuti tossici

La decisione era nell’aria, ora è ufficiale: gli arrestati nell’ambito dell’operazione “Cardine-Metal Money” della Squadra Mobile della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Lecco adiranno tutti a riti alternativi. Niente processo dibattimentale, dunque, che era stato fissato davanti al collegio penale del Tribunale di Lecco il 15 luglio.

Compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano Manuela Cannavale il 2 luglio, nell’aula bunker del carcere di San Vittore. La notifica alle parti è di ieri.

Erano stati più che veloci, i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Milano Adriano Scuderi e Paola Biondolillo, coloro che hanno condotto l’inchiesta che – il 9 febbraio – ha portato in cella dieci persone e otto agli arresti domiciliari. Ordini restrittivi nei confronti di persone residenti principalmente nel Lecchese per un vasto traffico illecito di rifiuti anche radioattivi, frode fiscale, usura ed estorsione.

Al centro delle indagini, un sodalizio che – stando alle risultanze investigative - operava nella nostra provincia con a capo Cosimo Damiano Vallelonga, 72 anni, nato in provincia di Vibo Valentia e residente a La Valletta Brianza. Quello che viene considerato il nuovo boss della ‘ndrangheta lecchese, già condannato nelle operazioni “La notte dei fiori di San Vito” e “Infinito”, una volta scontata la sua pena avrebbe ripreso i contatti con la malavita, creando la base in un ufficio nel negozio “Arredomania”, nel paese di residenza.

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