Aerosol, rabbia  e grande sconforto
L’assemblea dei lavoratori di Aerosol con i sindacati si è svolta in un clima di grande tensione

Aerosol, rabbia

e grande sconforto

Clima teso all’assemblea coi sindacati dopo l’annuncio che non saranno pagati gli stipendi. Chiesto un incontro urgente alla Prefettura di Lecco

Sconforto e rabbia per i lavoratori dell’Aerosol di Valmadrera dopo l’annuncio da parte della proprietà di voler presentare domanda di concordato, una misura che con tutta probabilità allontana ancora di alcuni mesi la possibilità per i dipendenti di percepire almeno una parte degli otto stipendi arretrati.

Una mossa con cui l’amministratore unico Giovanni Bartoli mira a bloccare le istanze di pagamento che la prossima settimana avrebbero potuto portare al fallimento della stessa società farmaceutica. Con la domanda di concordato vengono di fatto bloccate le istanze di pagamento e i conti aziendali passano sotto il controllo del tribunale che dovrà autorizzare ogni movimento economico.

Ragioni per cui l’assemblea dei lavoratori, in un clima teso ed esasperato dalla drammatica situazione economica in cui si trovano i dipendenti, ha deciso di chiedere urgentemente un nuovo incontro in Prefettura: «Vogliamo spiegare al Prefetto – spiegano i sindacalisti Massimo Ferni (Cisl), Nicola Cesana (Cgil) e Celeste Sacchi (Uil) - come la situazione sia peggiorata e vogliamo chiedere alle istituzioni un intervento affinché facciano chiarezza sulla reale proprietà della società. La stessa proprietà che avrebbe dovuto iniettare liquidità per far ripartire l’azienda ora che, dopo sei mesi di blocco, sono giunte le autorizzazioni per riprendere a produrre, la stessa che chiedendo il concordato senza versare nemmeno uno stipendio ai lavoratori di fatto dimostra di non essere interessata alla prosecuzione aziendale».

Proprio sul tema dei soci che compongono la compagine societaria, ignota dopo che nel 2016 la famiglia fiocchi ha ceduto le proprie quote per pochi euro alla Seconda Investimenti, a sua volta controllata dalla Karma Invest con sede in Lussemburgo e azionariato ignoto, i lavoratori chiedono a istituzioni, Procura e Guardia di Finanza un intervento chiarificatore.

Intanto ai lavoratori non rimane che scegliere se presentare dimissioni per giusta causa, rinunciando al diritto a essere richiamati in caso di ripresa della produzione, ma accedendo alla disoccupazione, oppure attendere i termini del concordato (dai 60 ai 120 giorni) per capire se il tribunale autorizzerà la continuità aziendale con ristrutturazione del debito oppure decreterà il fallimento. Diversi lavoratori in questi giorni hanno scelto la via delle dimissioni, con l’organico di Aerosol che si è assottigliato a 45 unità, una scelta che sembra poter essere seguita da altri dipendenti nei prossimi giorni e che potrebbe avere un ruolo attivo anche nella decisione del tribunale sulla concessione del concordato.

Chi rimarrà in organico ad attendere gli esiti, secondo le indicazioni degli uffici vertenze dei sindacati, firmerà una lettera dichiarando la propria disponibilità a essere richiamato al lavoro oppure dichiarerà sospesa la propria situazione lavorativa in attesa del pagamento degli stipendi, in modo tale da tutelarsi dal rischio licenziamento.

Durante i mesi che saranno necessari per percorrere la strada del concordato in continuità, in via ipotetica la produzione potrebbe comunque ripartire attraverso l’affitto del ramo d’azienda alla newco Aerosol Pharmaceutical, controllata al 100% dalla vecchia Aerosol: «La nuova società – spiegano ancora i sindacati – ha un capitale di 15mila euro e quindi per poter fare gli importanti investimenti necessari alla ripartenza avrebbe bisogno di un socio che immetta liquidità o che il giudice autorizzi la vecchia società a immettere, se ne ha, liquidità nella nuova azienda al fine di far ripartire la produzione».


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