«A 84 anni sola e rinchiusa in casa  Mi sento indifesa e spaventata»
Il dramma di tante persone anziane

«A 84 anni sola e rinchiusa in casa

Mi sento indifesa e spaventata»

Lecco La situazione di tante persone anziane in difficoltà. Le testimonianze raccolte dal sindacato pensionati della Cgil

Giulia Frattini ha 84 anni, vive a Valmadrera, è sola, non ha più nessuno. A luglio è stata operata e a marzo avrebbe dovuto fare un controllo che è stato annullato per via dell’emergenza.

«Sono preoccupatissima- racconta- non mi hanno fatto la chemio perché sono anziana ma dovevo essere sottoposta a rigorosi controlli, ora questi controlli sono saltati e io sono angosciata, non so se il male si è fermato o è andato avanti, è terribile e questa preoccupazione si somma a tutte le altre. I ragazzi della Cri mi portano la spesa e li ringrazio ma il problema non è mica solo la spesa, a furia di stare in casa ho formicolio alle gambe, stare in casa agitata mi fa più male che bene, ho bisogno di fare quattro passi per sciogliere un minimo di tensione. Questa situazione riaccende i fantasmi della guerra, allora ero piccola, ricordo la fila per prendere il pane con la tessera, i rifugi; allora c’era l’incoscienza, oggi c’è la paura, un’ansia paurosa che mi fa più male di tutto il resto. Chissà quanti anziani soli come me, rievocati gli spetti della guerra e della fame si sono lasciati morire, altro che coronavirus. Alla nostra età non si muore solo di coronavirus, si muore più di paura, di inedia, di senso di impotenza e di abbandono».

E proprio quella espressa da Giulia è la preoccupazione del sindacato pensionati della Cgil. «Gli anziani sono la fascia più debole- dice Pinuccia Cogliardi, segretario dello Spi-Cgil - più esposta e più colpita; stiamo monitorando in particolare due categorie, gli anziani soli in casa e quelli nelle case di riposo; con riferimento ai primi le amministrazioni hanno attivato servizi di supporto, ringraziamo tutti i volontari che si prodigano; anche i volontari delle nostre tredici sedi operative sono attivi nei vari paesi soprattutto nei confronti degli iscritti di cui si conoscono le situazioni; si pensi che il sindacato pensionati ha 24mila iscritti nella provincia di Lecco. Per quanto riguarda gli anziani nelle case di riposo è difficile capire cosa stia accadendo e come intervenire. Ringraziamo - sottolinea Cogliardi - tutti i lavoratori delle strutture ma non possiamo restare indifferenti ai casi di contagio che creano un certo allarme. La chiusura delle strutture ai parenti ha tolto l’ultimo sollievo, quello di vedere i propri cari e godere del loro affetto. Questa situazione accomuna un po’ tutti gli anziani, anche quelli che vivono nelle loro case, da soli o con mogli e mariti, tutti sono rimasti soli in questo momento terribile, soli nella vita quotidiana mutilata, soli nella malattia, nella morte e persino nel post mortem. Bisogna pensare a come ridurre questo stato di isolamento psicologico e affettivo perché molti muoiono di tristezza e di solitudine. Il dramma degli anziani va considerato con rispetto, non dividiamo la società in persone “utili” e persone “inutili”, oggi sta passando un po’ il messaggio che l’anziano fa niente se muore. Nell’emergenza è necessario adottare restrizioni ma piano piano bisogna pensare al lungo periodo, aprire il tavolo delle decisioni alle associazioni di categoria e quindi anche a quelle che rappresentano gli anziani e mettere su quel tavolo un po’ di sensibilità».G. Sam.


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