Mercoledì 08 Maggio 2013

L'etica di Conte e un certo calcio "straccia intese"

Le nostre squadre di calcio hanno poco fascino. Mourinho se ne andò dall'Inter che aveva vinto scudetto e Champions League, Conte pare voglia fare lo stesso con la Juve che ha conquistato due scudetti di fila. Forse è casualità, però la sensazione è che il mancato apprezzamento dei nostri più popolari club sia un riflesso di una situazione generale di deprezzamento del Paese. L'Italia non fece con Muorinho e non farebbe con Conte una bella figura.

Giovanni Vanetti

Il calcio è calcio e non altro. Mourinho se la filò per davvero, Conte chissà. Mourinho aveva già stretto accordi con Perez, presidente del Real Madrid, prima che la stagione finisse. 
Conte non ha intese con nessuno. Mourinho s'era convinto che l'Inter era spremuta come un limone e non più in grado di vincere. Conte è dell'idea che la Juve, con qualche costoso innesto, possa vincere ancora. Addirittura possa puntare alla Champions. Mourinho era a fine contratto, libero di comportarsi come meglio credeva. Conte ha ancora due anni di contratto, e non è libero di decidere come gli pare. O meglio: non sembrerebbe libero, se le firme hanno un valore. E il rispetto degli accordi pure. E i valori morali idem. 
Gli allenatori, e i giocatori più di loro, denunziano il vezzo (il vizio) di modificare le intese in essere, considerando carta straccia - se gli fa comodo - la sottoscrizione, di comune accordo, d'un vincolo.
È comprensibile che Conte chieda alla Juve rinforzi per mirare in alto, è incomprensibile (1) che lo domandi tramite conferenze stampa invece che in riservati colloqui; ed è incomprensibile (2) che faccia intendere d'esser pronto a partire se non verrà accontentato. Che etica governa il modo di comportarsi di Conte? 

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