Quelle 400 volte   di Marzorati tra i “pro”
Lino Marzorati, 35 anni, durante la cerimonia di consegna della maglia per le 400 presenze (Foto by foto Menegazzo)

Quelle 400 volte

di Marzorati tra i “pro”

Il capitano in pectore dei blucelesti ha festeggiato un grande traguardo e ieri ha compiuto 35 anni. «Kakà giocatore fantastico, Tevez ti pressava anche negli spogliatoi. Al Lecco sto bene. Il futuro? Forse da ottico».

È stato premiato per le sue 400 partite nel professionismo. È Lino Marzorati, 35 ani compiuti proprio ieri, capitano in pectore del Lecco, timoniere della difesa bluceleste. E grande professionista. I suoi ricordi migliori sono legati alla serie A e a quell’esordio inatteso nel 2005: «Ricordo il debutto con il Milan a San Siro il 20 maggio 2005, contro il Palermo. Pareggiammo 3-3, poi andammo alla sfortunata finale di Istanbul. Con la Juve già campione d’Italia, noi che non dovevano giocare la finale di Champions League, finimmo tutti titolari. Andò benissimo. Sono uscito sul 3-1 per noi. Fu una grandissima soddisfazione. E un’altra partita che ricordo con grandissimo piacere fu quella, mirabile, contro il Livorno, quando io vestivo la maglia del Sassuolo. Siamo arrivati allo scontro diretto vincendo con Missiroli all’ultimo minuto e lo stadio di Modena esplose. Fu una cosa incredibile…».

Qual è il giocatore che più ha impressionato Marzorati giocandoci insieme? «Nella mia squadra, in quel Milan, mi ricordo di Kakà che era all’inizio con i rossoneri ed era una persona solare, un giocatore fantastico».

E tra gli avversari? «Carlos Tevez. L’ho incontrato quando ero al Sassuolo e lui nella Juve: ti pressava anche negli spogliatoi. Non si accontentava mai. Forse per la sua storia di giocatore nato in una zona povera. Se sai da dove arrivi e hai “fame”, fai la differenza».

E Marzorati da dove arriva? Da quale zona d’Italia? Da Arese. «Mio padre è arrivato alla Primavera del Novara, poi ha trasmesso la passione prima a mio fratello e poi a me… Mi hanno notato subito quelli del Milan e inizialmente mi hanno fatto fare il centrocampista. Ma visto che correvo poco e ragionavo molto, mi hanno messo dietro. Arrivavo prima nei movimenti difensivi. Mi hanno fatto fare il vecchio libero alla Baresi. Avevo intuito sulle azioni difensive, insomma».

Ma che stimoli può trovare, Lecco-Padova a parte, uno come Marzorati in serie C? «Da quando faccio la C, mi comincia a pesare il contorno. Si vede che sono uscito da un settore giovanile top e non potevo che andare peggio. Un conto è iniziare da una squadra piccola, e poi finire al Milan. Il percorso inverso è sempre duro. Ma a Lecco ho una “famiglia”, tante persone che conosco, della mia regione, e difendere Lecco e la Lombardia contro altre squadre di altre regioni, mi stimola molto. Io vivo in provincia di Monza con mia moglie. E Lecco è l’unica squadra che mi piace in Lombardia. Mi piace la tifoseria, lo stadio... Mi è dispiaciuto solo non venirci a vivere e con il fatto che sono vecchio e mi fanno solo contratti annuali ho scelto Monza per vivere. Ma a Lecco sarei venuto di corsa». E poi c’è la passione… «Sì, a me piace giocare a calcio fondamentalmente. Sto cominciando a ragionare sul dopo calcio e sono un po’ impanicato. Infatti sto studiando per diventare ottico… Mi sono messo in questa avventura insieme con la fidanzata di mio cognato, per un corso che dura due anni. E poi vedremo. Mi è sempre piaciuto studiare. Sono ragioniere, ma ho sempre pensato al calcio tutta la vita. Ora mi vengono un po’ di emozioni perché fra un paio di stagioni, forse, smetterò. E la cosa triste è che metterò il calcio in secondo piano. Tra qualche anno succederà. Ed è meglio prepararsi. Tutta la vita calcio? Oggi non me la sento. Già c’è mio figlio Leonardo che ha solo sette anni, ma si allena nella scuola calcio del paese e vedo che gli piace…»

L’altra figlia, Giulia di 9 anni, pratica la pallavolo. «Ai miei figli non vorrei trasmettere solo il mondo del pallone… Potrei fare anche l’allenatore dei ragazzini, ma vedremo. Non voglio fare le trasferte con le squadre. Vorrei allenare i bambini perché mi piace stare con loro».

Ma parliamo di attualità. Domenica si va a Mantova: «Sarebbe ora di dare continuità e non avere alti e bassi come l’anno scorso e avere una linea costante. Per cui va da sé che andremo là per cercare di vincere».


© RIPRODUZIONE RISERVATA