L’impero Fantic   e quell’intuizione sul trial
Da sinistra, Mario Agrati con il nerazzurro Sandro Mazzola e Alberto Claut, responsabile vendite Fantic

L’impero Fantic

e quell’intuizione sul trial

Motociclismo. A ventitré dalla chiusura del marchio (poi risorto a Treviso) ecco i ricordi del cofondatore Agrati. A Barzago venivano sfornate a migliaia le moto divenute il simbolo della gioventù poi i successi in tante gare

Sono passati 23 anni dalla prima chiusura di un marchio prestigioso, quello della Fantic Motor di Barzago, nato nel 1968 e in questi giorni abbiamo avuto la possibilità di scambiare due parole con uno dei due fondatori della casa motociclistica, Mario Agrati.

«Sì, è passato molto tempo ma quell’azienda ha fatto epoca e storia anche perché nei momenti più importanti la Fantic era arrivata a produrre nel suo stabilimento oltre 30 mila moto, numero che oggi sembrano quasi impossibile».

La Fantic Motor è stato un simbolo di libertà e gioventù. «Questa azienda era nata principalmente per realizzare veicoli ricreativi poi con il passare del tempo ci siamo orientati sui cinquantini da fuoristrada e il Caballero è stato sicuramente il nostro veicolo di maggior successo, perché per diversi anni è stato il mezzo più venduto in Italia e anche all’estero nel suo segmento».

Poi sono arrivate le corse, dapprima la Regolarità dove la Fantic ha vinto tutto. E quindi il passaggio al trial con piloti simbolo come l’iberico Jame Subirà.

Tutti i dettagli e altre foto, nell’ampio servizio su “La Provincia di Lecco” e “La Provincia di Sondrio” in edicola lunedì 1 giugno.


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