Lecco, Kraja ammette:   «Serve più cattiveria»
Il centrocampista Kraja (a destra), classe 2001, con Giudici

Lecco, Kraja ammette:

«Serve più cattiveria»

Il pari con il Mantova ha lasciato l’amaro in bocca: ecco la ricetta del centrocampista per ripartire subito. «Dobbiamo imparare a chiudere le partite e, in fase difensiva, a essere più attenti e concentrati sui calci da fermo».

Il Mantova ha tirato un grosso sospiro di sollievo. E a farglielo tirare è stato soprattutto il Lecco, non tanto il gol di Guccione che ha pareggiato la rete di Simone Ganz.

I blucelesti l’hanno graziato, insomma. Hanno sbagliato troppo in fase conclusiva. Spesso chi sbaglia paga. Il Mantova lo sa di essere stato graziato. Tra chi ha concesso la grazia ai virgiliani c’è stato anche Erdis Kraja, centrocampista di belle speranze bluceleste classe 2001 che ha saputo giocare molto bene, ma che ammette come il Lecco a Mantova abbia lasciato sul campo due punti.

«È stata una partita strana - spiega il centrocampista di origini albanesi - perché meritavamo sicuramente qualcosa in più. Alla fine il pareggio può essere messo in archivio con meno rimpianto di quanto ne avessimo domenica, ma solo se riusciremo a fare tesoro degli errori commessi. Di sicuro se c’era qualcuno che doveva vincere, questo era il Lecco, ma oramai è andata così. Inutile piangere sul latte versato».

È il bello e il brutto di avere tanti giovani in squadra: entusiasmo, bel gioco, corsa. E qualche errore di gioventù. «Il mister ci chiede di fare un bel gioco, di essere propositivi in campo, di divertirci. Ma sicuramente quel che si percepisce, anche dal campo è che manca quel pizzico di cattiveria, o chiamiamola come vogliamo, nel chiudere le partite e non portarle troppo avanti in modo che l’avversario riprenda fiducia nei propri mezzi».

Anche perché, seppure il Lecco abbia preso un solo gol su palla inattiva, ne ha rischiati davvero tanti. I calci fermi sono un po’ il tallone d’Achille della squadra bluceleste, anche se per ora non hanno prodotto disastri: «Sulle palle inattive ci stiamo lavorando, partita dopo partita. Ma anche sul non fare tanti gol, si tratta di un problema di gruppo, da affrontare tutti insieme. Il difetto di non saper chiudere le partite, va risolto come quello dei calci fermi. Sempre, però, con la squadra. Poi, certo, sui calci fermi dobbiamo stare più attenti anche a livello di singoli».

Non c’è stata carica di De Cenco di testa su Masini? Per Kraja, onestissimo, no. Nessun gol irregolare: «De Cenco ha fatto uno stacco imperioso. L’ho visto dalla panchina e ha fatto uno stacco incredibile di testa. Se c’era fallo, onestamente, non l’ho visto o comunque ci poteva stare, per cui hanno meritato di fare gol in quell’azione anche perché non siamo stati attentissimi».

Detto questo, e fatte tutte le osservazioni del caso, però, c’è da sottolineare la bravura del Lecco nello stare in campo contro una squadra così tignosa e “cattiva”.

«Il primo tempo abbiamo dominato il gioco in lungo e in largo – osserva senza mezzi termini Kraja - . Le occasioni ci sono state, come si è visto. La mia? Dopo la traversa che ho colto non so minimamente come ho fatto a non prenderla e ribadirla in rete. Volevo fare un tap-in di interno collo ma non mi è riuscito, evidentemente. Un vero peccato perché avrei sbloccato la situazione nei primissimi minuti di gioco».

Per Kraja, prodotto della “cantera” atalantina, ci vuole solo un po’ di convinzione in più. E il Lecco sembra essere la squadra giusta per dargliela. «Questa è una società molto solida e un gruppo veramente affiatato. Per un giovane come me trovare un gruppo così è davvero molto utile. Anche con la città c’è stato subito feeling. Per cui mi sento assolutamente in sintonia con l’ambiente e questa è la cosa più bella».


© RIPRODUZIONE RISERVATA