Lecco, Fracchiolla non le manda a dire  «Gli arbitri ci stanno remando contro»
Il direttore sportivo del Lecco, Domenico Fracchiolla, barese, nativo di Conversano

Lecco, Fracchiolla non le manda a dire

«Gli arbitri ci stanno remando contro»

In merito alla mini crisi il direttore sportivo bluceleste getta però acqua sul fuoco: «Dobbiamo anche essere realisti: la nostra posizione di classifica è quella che ci compete».

Processo al Lecco? Non è il caso. È però vero che per la prima volta a Crema, contro l’ex ultima in classifica che aveva sempre preso gol, il Lecco ha costruito poco e ha subìto molto. Forse perché si è cambiato tanto: Petrovic, Morosini e Ganz insieme non avevano mai giocato insieme. E c’era anche Battistini al posto di Merli Sala in una difesa che sembrava affiatata.

Il direttore sportivo Domenico Fracchiolla però getta acqua sul fuoco: «Petrovic era entrato bene con il Renate dando segnali importanti. Avevamo l’infortunio di Giudici sulla destra e Celjak non stava benissimo. Per cui abbiamo messo Morosini davanti che non ha fatto male, è in forte ripresa. Ma in generale tutti i ragazzi non sono riusciti a staccare la testa dal finale di Lecco-Renate. Non vedevo l’ora che la squadra rientrasse negli spogliatoi, dopo il primo tempo perché non c’eravamo. Ma di testa».

E poi il solito rigore non dato su punizione di Iocolano. «Gli arbitri ci stanno remando contro - ribadisce Fracchiolla -. Però si chiude una settimana dove non siamo stati premiati come punti, non come prestazioni, eccetto gli ultimi dieci minuti contro il Renate e il primo tempo di Crema. Ma domenica prossima bisognerà vincere e convincere contro la Virtus Verona».

Il Lecco ha pagato il post Padova? «Una squadra molto giovane come la nostra - spiega il ds bluceleste - è normale che un po’ di pressioni le abbia subìte, dopo quella gara. Con Mantova e Renate la squadra ha dimostrato di essere superiore, anche se è stata condannata dal risultato. Dobbiamo capire chi siamo e cosa vogliamo: siamo partiti per fare una squadra giovane, abbiamo cambiato prospettiva facendo minutaggio, giochiamo non con i 1999 ma con i 2000, 2001 e i 2002».

«Però abbiamo bisogno di equilibrio - sottolinea -: dal punto di vista esterno i ragazzi della Curva ci hanno dato una grande mano. Eravamo sotto un treno, dopo aver fatto tre regali al Renate. E la Curva li ha applauditi. Un gesto molto bello. Internamente se qualcuno pensava fossimo il principale avversario del Padova si deve ricredere».

Stiamo parlando del patron Di Nunno che spesso crea questa “pressione” sulla squadra? «Tutti abbiamo voglia di primeggiare - taglia corto Fracchiolla - . Noi scendiamo in campo per vincere. Sempre. Non esiste altro pensiero. Noi pretendiamo sempre di più, nonostante spendiamo di meno. Tiro il sangue a tutti i giocatori. Ma dobbiamo anche essere realisti. La nostra posizione di classifica è più o meno quella attuale: dal 6° al 10° posto. Poi Tordini che l’hai preso per addestramento tecnico ti fa quello che sta facendo, Masini pure... Per cui sogni. È giusto. Ma quando poi ti scontri con una squadra forte mentalmente, esperta, che sa gestire le pressioni, tenere costante il rendimento, allora capisci perché alcuni fanno squadre “vecchie” e costose».

Vero. Ma forse ora bisogna caricare più di responsabilità i “vecchi” del Lecco: da Marzorati a Iocolano, da Merli Sala a Lora, da Celjak a Mastroianni. Non per l’impegno, ma per la conduzione “mentale” delle partite: «Non voglio difendere il mio lavoro o i ragazzi. In 49 partite siamo sempre stati nei playoff, da quando ci sono io. Nessuno l’avrebbe scommesso. Però dobbiamo crescere. E dobbiamo farlo all’interno di un progetto sostenibile come quello di questa stagione. Pian piano, inserendo dall’interno il pezzo giusto al momento giusto, possiamo crescere. E, naturalmente, bisogna far tesoro delle critiche. Chi poi ha continue occasioni di mettersi in mostra e non lo fa, a gennaio dovrà prendersi le proprie responsabilità. Questa squadra ha più respiro di quella della scorsa stagione, perché ha più giovani. Ma va giudicata nel lungo periodo».


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